L’area della strage (prima dei ritrovamenti di Lima) era sempre stata circoscritta ai 160 chilometri di costa tra Punta Negra, nell’area di Piuna e San Jose’, regione di Lambayeque. Nel ricercare le cause di questa tragedia che ora coinvolge anche i leoni di mare (ne sono stati trovati morti una decina) ed altre specie di volatili marini, nelle scorse settimane gli ambientalisti avevano puntato il dito contro le esplorazioni petrolifere nel vicino specchio di mare, mentre fonti governative avevano scartato l’ipotesi, ritenendo piuttosto che l’agente scatenante fosse il ”morbillivirus” (virus che colpisce anche le specie canine). Le ultime informazioni che arrivano dall’Istituto del mare peruviano (Imarpe), pero’ se da un lato sembrano escludere il ”morbillivirus”, dall’altro danno l’idea di un indagine ancora in alto mare, con i test tutti da rifare. E l’unico punto fermo che emerge, e’ che gli animali morti avevano un sistema immunitario molto indebolito. Cosi’, come accade ogni volta in cui non si riesce a dare una spiegazione scientifica immediata, si moltiplicano le speculazioni di ogni genere: dalla mancanza di nutrimento dovuto alla diminuzione dei banchi di acciughe, alla contaminazione da pesticidi agricoli (alcune taniche vuote sono state trovate sulle spiagge), al cambiamento del polo magnetico terrestre che disorienterebbe gli animali. E in tutto questo rincorrersi di ipotesi non manca neppure qualche catastrofista che si chiede se la malattia partita dai delfini non sia il virus mutante dell’apocalisse 2012 prevista dai Maya.
