E’ grande, al sud Italia e soprattutto in Calabria e Sicilia, la paura della popolazione per un possibile forte terremoto, previsto da molti esperti nel “breve/medio periodo“, come abbiamo spiegato anche su MeteoWeb pubblicando l’inchiesta-shock di RaiNews24 di poco più di un mese fa e un’intervista all’ingegnere sismico Alessandro Martelli, direttore dell’Enea di Bologna. Gli scienziati interpellati hanno spiegato bene qual è la situazione e qual è il significato delle previsioni tanto discusse. L’evento di domenica scorsa in pianura Padana ha ulteriormente scosso calabresi e siciliani che, in alcuni casi, vivono con la vera e propria fobia delle scosse sismiche, anche perchè – come sempre – non mancano piccoli eventi tellurici avvertiti dalla popolazione. Negli ultimi giorni è successo alle falde del Pollino, nella zona di Castrovillari, e nella Sicilia sud/orientale, ma nei mesi scorsi ci sono state scosse anche più forti a Cosenza e nella Valle del Crati, a Palermo città, nel messinese tirrenico e nello Stretto, tra Reggio e Messina.
I terremoti fanno parte dei normalissimi meccanismi naturali del nostro pianeta e conosciamo bene, grazie alla scienza e grazie alla storia, quali sono le località a rischio. Tra queste ci sono molte zone di Calabria e Sicilia, appunto.
Quando si verifica un terremoto, non per forza ci sono vittime e danni. Infatti ogni volta che assistiamo a un forte evento sismico, siamo tutti pronti a riconoscere che non è il terremoto in sè a uccidere, ma l’incoscienza dell’essere umano che costruisce male le proprie abitazioni. Alcune popolazioni più evolute della nostra (vedi Giappone, Stati Uniti e Nuova Zelanda), scosse da terremoti devastanti nella loro storia, hanno fatto tesoro degli insegnamenti storici e hanno costruito le loro città seguendo le norme e le tecniche antisismiche, e adesso vivono – in linea di massima – assolutamente tranquilli. Anche terremoti violentissimi, superiori alla magnitudo 7.5 Richter, passano indolore. Il violento terremoto dell’11 marzo 2011 in Giappone (magnitudo 9.0 Richter) ha provocato pochissimi danni e pochissime vittime, poi purtroppo è stato seguito da uno tsunami devastante che ha ucciso oltre 20.000 persone. Ma quello dei maremoti è tutto un altro discorso. Il terremoto in sè non ha fatto gravi danni, per quanto fosse violentissimo, tra i più forti della storia della Terra.
In Emilia Romagna, le sette vittime di domenica scorsa non sono state provocate in sè dal terremoto ma, almeno cinque di loro, sono rimaste schiacciate dalle macerie mentre le altre due non hanno retto allo spavento. Dei cinque morti sotto le macerie, un’anziana ha perso la vita nella propria abitazione, costruita molti decenni fa (forse quasi un secolo!) mentre gli altri 4 erano operai che lavoravano in fabbrica, all’interno di capannoni costruiti di recente, addirittura appena 10 anni fa: apprezziamo molto l’inchiesta aperta dalla procura di Modena che sta indagando una ventina di persone che dovranno rispondere all’accusa di “omicidio colposo” in quanto non hanno costruito le loro strutture rispettando le norme e i parametri antisismici; un processo che ha molto più senso rispetto a quello che ha seguito il terremoto di L’Aquila dove non ce la si è presa con chi aveva costruito male, ma con gli scienziati che – secondo l’accusa – avrebbero dovuto prevedere il terremoto, cosa che in realtà non è possibile fare.
L’altro elemento su cui è opportuno riflettere, è il fatalismo diffuso e generalizzato con cui la stragrande maggioranza della popolazione Italiana, soprattutto al sud, si approccia all’argomento: “speriamo che non accada mai“, “oh mio Dio che paura” ecc. ecc.
L’argomento sismico, però, è molto più serio e delicato del calcio. E sperare che una piccola squadra di provincia, la propria squadra del cuore, riesca un giorno ad arrivare sul tetto del mondo, non fa certo male. Invece fa molto male risolvere la propria paura per i terremoti con un “speriamo che non succede”, perchè pur non potendo sapere quando, la scienza ci dice che certamente prima o poi succederà.
Quindi, altro che fatalismo, dovremmo subito rimboccarci le maniche, costruire rispettando le norme e le tecniche antisismiche, controllare e verificare le costruzioni già esistenti, adeguarle in modo tale che non crollino in caso di forti terremoti.
Ma è da tantissimo tempo che in Calabria e Sicilia non si verificano terremoti distruttivi, l’ultimo è stato quello del 28 dicembre 1908 nello Stretto di Messina: ma sono passati più di 103 anni e la memoria storica di quell’evento devastante si è persa. Nei decenni successivi al sisma, effettivamente, si è costruito bene, rispettando le tecniche e le normative antisismiche. Ma poi pian piano ci si è dimenticati di quant’è successo e molti edifici sono venuti fuori in modo poco consono a resistere ai terremoti.
