Le emissioni geologiche di metano in atmosfera sono maggiori del previsto

La prestigiosa rivista scientifica Nature Geoscience (Maggio 2012) riporta un articolo di Giuseppe Etiope, geologo dell’INGV, su una nuova valutazione delle emissioni geologiche di metano in atmosfera, ovvero quelle emissioni naturali di gas serra che risalgono da rocce profonde lungo le fratture della crosta terrestre. L’articolo “Methane uncovered” prende spunto da un recente studio pubblicato sulla stessa rivista da ricercatori americani i quali hanno scoperto numerose manifestazioni superficiali di gas naturale (seeps) in Alaska, a seguito dello scioglimento dei ghiacci a partire dalla piccola era glaciale avvenuta tra il 1600 e il 1800 d.c. Questo studio conferma e rafforza i risultati ottenuti da Etiope nell’arco di dieci anni, durante i quali egli stesso ha raccolto numerosi dati sul flusso delle manifestazioni gassose geologiche in diversi continenti, permettendo di stimare l’emissione globale in atmosfera di metano; la stima più recente, riportata ora su Nature Geoscience, suggerisce un’emissione di almeno 60 milioni di tonnellate l’anno, circa 10 in più rispetto alla precedente stima pubblicata sempre da Etiope a partire dal 2004. Ciò conferma che le emissioni geologiche sono la seconda fonte naturale di metano, dopo le cosiddette “wetlands” (terre umide o paludi).

Questo tipo di emissione naturale è stata sempre ignorata o sottovalutata fino a quando, qualche anno fa, i risultati di Etiope sono stati adottati dall’agenzia federale ambientale americana (US EPA) e dall’agenzia ambientale europea (EEA) nei loro rapporti ufficiali sulle emissioni di gas serra. Nel 1991 il Premio Nobel Paul Crutzen, sempre sulla rivista Nature, aveva notato che nel bilancio atmosferico del metano i conti non tornavano e mancava una sorgente di cui non era chiaro quale potesse essere l’origine. Etiope ha fornito la soluzione.

Il metano delle wetlands è un gas “biologico” prodotto in tempi recenti da microbi specializzati (metanogeni); il metano “geologico” è invece quello prodotto in passate ere geologiche dalla degradazione della sostanza organica in rocce più o meno profonde, e accumulatosi nei giacimenti petroliferi e di gas naturale; tale gas può migrare verso la superficie terrestre lungo spaccature (faglie, fratture) della crosta terrestre. Gli studi di Etiope hanno dimostrato che queste risalite naturali di gas sono più diffuse e abbondanti di quanto sia mai stato previsto, con flussi di gas in atmosfera spesso superiori a quelli prodotti dai processi biologici. La scoperta dei seeps in Alaska suggerisce che le emissioni geologiche potrebbero addirittura aumentare in caso di scioglimento dei ghiacci nelle aree petrolifere polari.