Nuova stima degli asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra

Credit: Wise - NASA

Una nuova analisi suggerisce che gli asteroidi potenzialmente pericolosi siano circa due volte più numerosi rispetto a quanto si pensava precedentemente. Risultano in orbite a bassa inclinazione, che grosso modo sono in linea con il piano dell’orbita terrestre. Sono i risultati della missione estesa NEOWISE, dedicata all’analisi dei piccoli corpi celesti del nostro Sistema Solare. Circa 4700 corpi, di cui 1500 con diametro superiore a 100 metri sarebbero quindi potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. Il 20-30% di questi oggetti sono stati localizzati, mentre la maggioranza risulta ancora sconosciuta. Questi asteroidi presentano orbite che arrivano a circa otto milioni di chilometri e sono abbastanza grandi per sopravvivere alla difesa prodotta dalla nostra atmosfera in caso di un eventuale impatto. Quelli più piccoli sarebbero in grado di generare danni a livello regionale, mentre quelli più grandi anche a livello planetario. Sino ad ora sono stati scoperti 8874 oggetti Near Earth, sigla che sta ad indicare oggetti del Sistema Solare la cui orbita può intersecare quella della Terra. Molti di questi oggetti potrebbero aver avuto origine da una collisione tra due asteroidi nella fascia principale situata tra Marte e Giove. Conoscere la composizione di queste rocce spaziali è fondamentale per capire quanto tempo impiegherebbero a bruciare per attrito nell’atmosfera terrestre e valutare quindi i potenziali pericoli per gli abitanti. Gli asteroidi molto più luminosi ad esempio, potrebbero essere composti da granito o da metallo. La sonda WISE ha scrutato il cielo in luce infrarossa, fino a quando nei primi mesi del 2011 ha terminato il refrigerante ecessario per far funzionare la strumentazione di bordo. Ha catalogato centinaia di milioni di oggetti, tra cui galassie, regioni di formazione stellare e appunto asteroidi. Il progetto esteso NEOWISE ha scattato immagini a circa 600 asteroidi vicini alla Terra, scoprendone 135. Poiché il telescopio rileva la luce ad infrarossi, è stato in grado di captare anche gli oggetti più scuri, offrendo una visione più completa della popolazione. I dati a raggi infrarossi, combinati alle immagini in luce visibile, hanno permesso agli astronomi di effettuare misurazioni dei diametri dei corpi. I risultati dettagliati saranno pubblicati sulla rivista Astrophysical Journal.