Studiate le ceneri emesse dal vulcano islandese Eyjafjallajokull durante l’eruzione del 2010

Presentati dopo due anni i risultati degli esami della cenere del vulcano islandese di Eyjafjallajokull, la cui eruzione interruppe il traffico aereo di gran parte d’Europa. Il Ciemat spagnolo (Centro de Investigaciones Energeticas, Medioambientales y Tecnologicas), in collaborazione con la Nasa, ha ottenuto informazioni interessanti dalla cenere arrivata fino in Spagna, su quante e quali particelle si addensano nell’aria, nonche’ indicazioni su come affrontare le eruzioni vulcaniche in futuro. Usando la tecnologia Lidar (Light Detenction and Ranging), gli scienziati hanno lanciato un raggio laser nel cielo, il quale, riflesso verso la Terra dalle particelle presenti nell’aria, ha riportato informazioni sulle loro proprieta’ chimiche e fisiche, tra cui il valore di 77 microgrammi per metro cubo: un valore molto al di sotto della soglia d’allarme per gli aerei, che e’ di 2 milligrammi per metro cubo. Se si considera che all’epoca furono chiusi i cieli di mezza Europa per il timore di danni ai motori degli aerei, questi dati permetteranno in futuro di mantenere un buon livello di sicurezza ma anche di evitare particolari disagi. “L’enorme impatto economico di questo evento – ha spiegato Arantxa Revuelta, ricercatrice presso il Centro di Ricerca spagnolo per l’Energia – dimostra la necessita’ di descrivere con precisione come un pennacchio vulcanico si propaghi attraverso l’atmosfera. Inoltre, ha sottolineato l’importanza di caratterizzare in dettaglio la composizione delle particelle per garantire la sicurezza della navigazione aerea“.