
Il Consiglio nazionale geologi (CNG), nell’invitare “ancora una volta i geologi dell’Emilia Romagna e quelli delle regioni vicine a mettersi a disposizione delle autorita’ preposte alla gestione dell’emergenza“, rileva: “I terremoti al contrario di altri catastrofici eventi naturali, sono al momento del tutto imprevedibili e la scienza percio’, che pure ne conosce la genesi, non e’ in grado di prevederne l’accadimento ne’ tanto meno di assicurare le popolazioni sul loro sviluppo e protrarsi nel tempo“. I geologi esprimono l’augurio che “arrivata la normalita’, cessino una volta per tutte le vuote chiacchiere degli sprovveduti per lasciare lo spazio ad una profonda riflessione su questa Italia a rischio: oggi quello sismico, ieri quello idrogeologico, idraulico o geomorfologico. Ci auguriamo cosi’ si possa ragionare e magari rivedere le norme che hanno portato alla chiusura di tutti i dipartimenti di Scienze della Terra dell’Emilia Romagna che soli garantiscono la preparazione di tecnici all’altezza di affrontare lo studio, la previsione e la gestione dei rischi naturali. Che si possa rivedere la zonazione sismica italiana senza dover sottostare a pressioni se non quella della corrispondenza con le conoscenze scientifiche. Che negli organismi tecnici dello stato che hanno l’obbligo di esprime il parere sui testi delle norme tecniche predisposte in attuazione del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia possa finalmente tenersi nel debito conto la voce dei geologi, superando l’ostracismo culturale fino a oggi dimostrato“.
