Terremoto Emilia Romagna, il dramma degli ospedali inagibili: “investire per strutture sicure”

Si sono concluse da poco, con la chiusura temporanea del corpo centrale perche’ dichiarato inagibile, le verifiche sulla stabilita’ dell’ospedale Borselli di Bondeno, comune della provincia di Ferrara colpito dal terremoto di domenica mattina. La direzione sanitaria ha cosi’ disposto il trasferimento del servizio dialisi nei nuovi locali dell’ospedale di Cona. Restano invece agibili la Casa Protetta e gli ambienti dell’ex pediatria, che ospiteranno il punto di Primo Intervento. Le attivita’ specialistiche ambulatoriali, radiologia, salute infanzia e salute donna, verranno invece riprogrammate in altre sedi. Gia’ completato, grazie anche alla collaborazione delle forze dell’ordine, il trasferimento dei pazienti all’ospedale di Cento.

Il sisma che ha colpito l’Emilia, provocando vittime, danni alle cose e al patrimonio immobiliare, “impone una riflessione sullo stato di salute degli ospedali italiani. In questi giorni le cronache hanno registrato l’evacuazione, in via momentanea, per motivi strettamente precauzionali e cautelativi, di due ospedali: quello di Mirandola e quello di Finale Emilia, riportando cosi’ l’attenzione sul ruolo strategico che gli ospedali rivestono in caso di calamita’. Infatti, se da una parte hanno una funzione di soccorso alla popolazione, dall’altro e’ richiesta la loro capacita’ di resistere alla forza d’urto del sisma. Questo significa che si deve porre una particolare attenzione non solo agli elementi portanti e strutturali, ma anche a quelli non strutturali e impiantistici“. Lo sottolinea Daniela Pedrini, presidente Siais (Societa’ Italiana dell’Architettura e dell’Ingegneria in sanita’), evidenziando la necessita’ di investire sulla sicurezza degli ospedali. Nel nostro Paese i sistemi costruttivi utilizzati per l’edilizia sanitaria sono principalmente due: la muratura, prevalente in edifici storici, e le strutture in cemento armato, soprattutto a partire dagli anni ’50 – ’60 del secolo scorso; in misura meno utilizzata sono presenti quelle in acciaio o strutture miste. “Uno dei maggiori problemi degli ospedali italiani, a prescindere dai materiali utilizzati per la loro costruzione e dall’eta’ di fabbricazione, e’ dato proprio dal mancato adeguamento delle strutture nel corso degli anni. Da uno studio commissionato nel 2001 dall’ex ministro della Sanita’ Umberto Veronesi su circa 1000 presidi, risultava che circa il 65% era stato costruito prima del 1970, il 20% tra il 1971 e 1990 e solamente il 15% dal 1991 al 2001. Gli edifici piu’ datati – prosegue Pedrini – sono stati realizzati con le normative sismiche del tempo e oggi necessitano senza dubbio di adattamenti importanti per essere al passo con le nuove normative“. “Questo implica non solo l’adeguamento delle strutture, ma anche degli elementi non strettamente strutturali e degli impianti, al fine di garantire la piena funzionalita’ e sicurezza dell’intero complesso ospedaliero. In caso di terremoto si riscontrano risposte variabili che dipendano da diversi fattori: dall’epoca di progettazione e realizzazione fino ad arrivare alle sempre piu’ necessarie opere di ristrutturazione, manutenzione ed adeguamento per la sicurezza delle strutture. Oltre che, ovviamente, dalla pericolosita’ sismica della zona“. L’aggiornamento della normativa antisismica “rimasta ferma, per quanto riguarda la classificazione delle zone sismiche al 1984 e, in relazione alle norme tecniche per la costruzione in zona sismica, al 1996, e’ stato avviato solo nella XIV legislatura (2001-2006) con due provvedimenti fondamentali – l’ordinanza 3274/2003 ed il T.U. sulle norme tecniche delle costruzioni, approvato con il Decreto Ministeriale 14 settembre 2005 – ed e’ proseguito nel corso della XV legislatura (2006- 2008) con l’aggiornamento delle norme tecniche per le costruzioni, disposto con un nuovo D.M. il 14 gennaio 2008“. Questo provvedimento ha sancito importanti innovazioni e rappresenta il nuovo Testo Unitario di riferimento. “Il problema e’ che le normative sono andate avanti, ma gli adeguamenti per la sicurezza, a causa delle scarse risorse, sono state fatte a macchia di leopardo. I fatti di cronaca di questi giorni devono riportare l’attenzione anche sull’importanza della figura dell’ingegnere ospedaliero, che e’ chiamato a rivestire un ruolo sempre piu’ strategico e di responsabilita’ all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Al contempo – conclude la Siais – ci auguriamo che i fondi destinati all’edilizia sanitaria vengano sempre piu’ erogati per la costruzione di nuove strutture ospedaliere e per mantenere efficienti e sicure quelle gia’ esistenti“.