Sale il bilancio degli sfollati per il terremoto che ieri notte ha colpito l’Emilia, causando sette morti e una cinquantina di feriti. Sono circa 4.500, ovvero 1.500 in piu’ rispetto alla stima compiuta poche ore dopo il sisma, gli sfollati costretti a lasciare la casa. Un numero che cresce ancora, fino a 5 mila, se si considera le persone che, oltre a un tetto, hanno anche bisogno di un pasto caldo e di vestiti asciutti. Perche’ alla tragedia del sisma, che continua a far tremare la terra, si e’ aggiunta anche la pioggia a rendere difficile la condizione dei terremotati. E a ostacolare le gia’ difficili operazioni di soccorso coordinate dalla Protezione Civile. Il Presidente del Consiglio Mario Monti e’ giunto in serata a Ferrara, accompagnato dal ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, e domani mattina effettuera’ un sopralluogo delle zone terremotate per poi volare a Roma a presiedere il Consiglio dei ministri chiamato a proclamare lo stato di emergenza. Intanto, la prima conta dei danni e’ da pelle d’oca: ”alcune centinaia di milioni di euro” quelli alle imprese, secondo Confindustria Emilia-Romagna, mentre la Cgil di Modena e Ferrara parla di 5 mila posti di lavoro a rischio nell’industria. Delle oltre 150 imprese che fanno capo a Confindustria Modena, e che danno lavoro a quasi 9 mila dipendenti, circa il 70% ha registrato danni strutturali di entita’ media o grave che le hanno costrette a interrompere la produzione. Altrettanto drammatiche le conseguenze del terremoto sul patrimonio artistico di una terra che da sempre fa del turismo culturale il suo fiore all’occhiello.
Per chiese ed edifici storici, il sisma di ieri e’ stato ”un durissimo colpo”, sostiene la direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia-Romagna, che parla di ”danni irrimediabili”. Un motivo in piu’ per ”accelerare il piu’ possibile”, come chiede il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani. Sia nell’effettuare le verifiche di agibilita’ degli edifici pubblici e privati, passaggio indispensabile per favorire il ritorno alla normalita’, sia nell’individuare gli strumenti economici e fiscali necessari per far ripartire i territori colpiti al cuore dal terremoto. Pronto intervento, assistenza e messa in sicurezza, dunque, ”ma poi sara’ necessario – sostiene il presidente della Conferenza delle Regioni – costruire un provvedimento che sia in grado di legare l’emergenza al processo di riattivazione delle imprese, delle strutture pubbliche e private”. Errani ne ha parlato con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, nel lungo vertice con i sindaci interessati dall’emergenza che si e’ svolto a Marzaglia. Bisogna ”sospendere il pagamento dell’ Imu per le case e le imprese danneggiate”, sospendere tributi e contributi. Poi ”spingere il credito per anticipare la ripartenza e pensare ad ammortizzatori in deroga per evitare che i lavoratori vivano una doppia emergenza”. Un concetto, questo, di cui Errani – rivela – ha gia’ parlato con il ministro per il Lavoro Fornero. Infine, congelare il patto di stabilita’, un’altra priorita’ di cui il presidente della Regione Emilia-Romagna avra’ modo di parlare anche con il presidente Monti. Numeri e norme che si intrecciano a doppio filo con la storia delle persone. Quelle che hanno fatto dell’auto, zeppa di coperte, la loro nuova casa e quelle che hanno invece scelto di trasferirsi nei centri di accoglienza e nelle tendopoli allestite in fretta e furia. Da Finale Emilia, nel modenese, a Sant’Agostino, in provincia di Ferrara, epicentri del sisma che nelle ultime 24 ore ha scatenato qualcosa come quasi 200 scosse. Ogni sussulto e’ un calcinaccio che cade per terra, ogni sobbalzo un tuffo al cuore, che fa correre le persone da una parte all’altra e costringe i soccorritori a fermarsi per poi ripartire tra l’affanno e la paura di una nuova scossa. A Ferrara, intanto, la Procura ha avviato gli accertamenti sul crollo dei capannoni industriali che hanno provocato quattro delle sette vittime. ”La mancata sicurezza nel posto di lavoro non puo’ essere derubricata come fatalita’: su come vengono costruite le fabbriche e sul ‘meno costa, meglio è’ bisogna fare chiarezza”, sostiene Antonio Mattioli, Responsabile Politiche Industriali della Segreteria Cgil Emilia Romagna. ”C’e’ rabbia – aggiunge – tanta rabbia, pensando ai lavoratori morti nel turno di notte tra sabato e domenica nelle fabbriche del ferrarese”. Nessuno vuole speculare, precisano ancora i sindacati, ”ma morire perche’ le fabbriche non stanno in piedi non e’ sopportabile”.
La pioggia e la burocrazia sono ora i nemici peggiori per le migliaia di famiglie che hanno fermato l’orologio alle 4 di domenica notte. E’ bilancio più sconsolante per gli sfollati che da due giorni non possono rientrare nelle proprie abitazioni, ma nemmeno vogliono riempire le tende o i locali messi a disposizione dalla Protezione civile. Le rassicurazioni dalla Presidenza del Consiglio che domani firmerà lo “stato di emergenza nazionale” e la visita del presidente del Consiglio a Sant’Agostino, a Bondeno e a Finale Emilia, non sono sufficienti a consolare i terremotati. Secondo i conti più aggiornati della Protezione civile, comunicati dal Capo Franco Gabrielli, sono quasi 5.000 gli sfollati e circa 5.500 posti letto messi a disposizione nei vari comuni. E’ questa la prima contraddizione: “i finalesi non vogliono andare a dormire nelle tendopoli, non concepiscono l’idea di rimanere fermi, non si fidano” racconta il parroco don Roberto Montecchi. Ma la questione è un’altra. Gli sfollati non riescono a concepire l’idea che sia proprio la burocrazia a rallentare la “ripresa“. La notizia dello stop ai controlli da parte dei vigili del fuoco nella ‘zona rossa’ considerata ancora a rischio di nuovi crolli, arrivata nel comune modenese in serata, pesa come un macigno. In realtà già dal pomeriggio si era percepito un certo rallentamento nei controlli. Fa parte della burocrazia e delle tante “teste” che comandano la macchina dei soccorsi. Sta di fatto che il duomo dopo 36 ore è ancora scoperchiato e nessuno è in grado di andare a ‘salvare’ almeno le opere d’arte; la colazione in un campo non si riesce a servire perché non ha funzionato la logistica al centro di smistamento a Modena; a Finale Emilia sono arrivati tre generatori di corrente ma è stato il sindaco a dover reperire 1.500 litri di gasolio per farli funzionare. Mentre negozi e ipermercati sono ancora chiusi. “Io ho proposto alle Coop di mettere fuori i furgoncini, come fanno gli ambulanti” ha detto più o meno scherzosamente il direttore della Protezione civile dell’Emilia-Romagna Demetrio Egidi. Gli imprenditori cominciano ad avere gli incubi. Nel ferrarese sono state 4 le vittime coperte dalle macerie di tre aziende. Ora tutto il sistema industriale locale è fermo, dall’agricoltura al biomedicale alla meccanica.
Intanto 4mila cittadini di Finale Emilia, che conta una popolazione di 16mila abitanti, stanno dormendo fuori dalle loro abitazioni. Di questi circa 2mila si trovano ospiti da parenti, gli altri 2mila sono stati accolti nelle tendopoli allestite dalla protezione civile. Il dato e’ stato riferito dal sindaco di Finale, Fernando Ferioli, che continua a coordinare l’accoglienza per le persone che hanno le abitazioni danneggiate o che hanno paura a rientrare.
Continua anche in tarda serata, sotto la pioggia che e’ tornata a scendere, il lavoro dei volontari della protezione civile che da stamattina stanno lavorando per montare le tende nelle tendopoli allestite nei 4 campi di Finale Emilia, provincia di Modena, uno dei comuni piu’ colpiti dal terremoto di ieri. L’obiettivo e’ quello di accogliere entro la notte, le circa 150 persone che ancora restano sulle brandine del centro sportivo in un’ex pista di pattinaggio. Sono per lo piu’ giovani stranieri con bimbi piccoli, anche se non mancano due famiglie di italiani che accudiscono alcuni anziani. Per dare accoglienza a loro e a tutta la gente che ancora continua ad arrivare al centro di accoglienza per chiedere ospitalita’, si montano le tende. I volontari hanno censito ieri le persone che hanno chiesto un posto, ma non sono mancati i problemi. Una famiglia di sette persone composta dai genitori, 3 bimbi e i nonni e’ rimasta senza tenda e ora aspetta all’esterno del campo che venga trovata loro una sistemazione.