Le scosse che da ieri sera continuano a scuotere i paesini dell’Emilia, stanno creando ”ulteriore fibrillazione e momenti di panico”. Tanto che il sindaco di San Felice sul Panaro, nel Modenese, ha appena chiesto alla Protezione civile di soddisfare altre 450 richieste di assistenza. ”Ora stiamo provvedendo”, ha assicurato il capo della Protezione civile dell’Emilia-Romagna, Demetrio Egidi. Nel piccolo Comune, secondo Egidi, le richieste sono raddoppiate nel giro di poche ore. ”Si e’ passati dalle 500 gia’ risolte nei giorni scorsi, alle nuove 400-450”, spiega Egidi. Finora tra le province di Modena, Ferrara e Bologna sono a disposizione una cinquantina di strutture (11 tendopoli e circa 40 tra palazzetti e palestre) e si e’ superata la quota di 6.500 assistiti. A gestire le varie strutture di accoglienza ci sono 1.200-1.300 volontari, per meta’ provenienti dalla Protezione civile dell’Emilia-Romagna, il resto da quelli di altre sei regioni. Da domenica le scosse registrate sono 270-280, sempre secondo la Protezione civile, e da ieri sera a oggi dovrebbero essere 20. ”Ma confesso di aver ormai perso il conto”, ha ammesso Egidi che si trova in perlustrazione tra San Felice e Finale Emilia.
Durera’ fino al 21 luglio lo stato di emergenza dichiarato dal Governo per il sisma che domenica scorsa ha colpito le province di Bologna, Modena, Ferrara e Mantova. Lo prevede una deliberazione del Consiglio dei ministri pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale. Alla scadenza del termine saranno le Regioni Emilia Romagna e Lombardia a provvedere, ”ciascuna per la propria competenza, in via ordinaria, a coordinare gli interventi conseguenti all’evento finalizzati al superamento della situazione emergenziale in atto”. E’ il decreto legge di riforma della Protezione civile a fissare in 60 giorni la durata degli stati di emergenza. Sara’ possibile poi una proroga per ulteriori 40 giorni. Ma il sottosegretario Antonio Catricalà, due giorni fa in Parlamento, ha spiegato che il tetto dei 100 giorni non e’ tassativo, puo’ essere superato in caso di gravi esigenze: sara’ il Governo a valutare e decidere.
Chi ha avuto la casa danneggiata dal terremoto potrà usufruire di un contributo per l’autonoma sistemazione di 100 euro per ogni componente del nucleo familiare, fino ad un massimo di 600 euro mensili. Lo stabilisce l’ordinanza firmata dal capo della Protezione Civile Franco Gabrielli.
Intanto l’Emilia continua a tremare e le ripetute scosse di assestamento non fanno che aggravare la situazione nelle zone colpite, da un lato rallentando le operazioni di soccorso, monitoraggio e controllo e dall’altro provocando ulteriori lesioni alle abitazioni e agli edifici storici, ma anche ai fabbricati rurali: cascine, stalle, fienili, serre e magazzini di stoccaggio e lavorazione. Di conseguenza cresce ancora la stima dei danni all’agricoltura, e anche se le verifiche tecniche sono tutt’ora in corso, e’ chiaro che la previsione iniziale di 200 milioni di euro e’ gia’ ampiamente superata. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Oltre ai danni alle strutture agricole, ci sono poi macchinari rotti, animali finiti sotto le macerie e produzioni pregiate colpite al cuore. Con le 300 mila forme di Parmigiano reggiano andate perse per il crollo delle scalere – sottolinea la Cia – sono andati in fumo oltre 100 milioni di euro, a cui vanno aggiunte le 120 mila forme di Grana padano ridotte in frantumi per un valore economico di almeno 35 milioni di euro. Tutto questo sta gia’ provocando in molti casi problemi nella filiera, anche perche’ nei comuni colpiti operano piu’ di 10 mila aziende per circa 200-250 mila ettari coltivati o con allevamenti. Il rischio, dunque, e’ che ad accertamenti fatti – ammonisce la Cia – la quota dei danni all’agroalimentare possa salire fino a raggiungere il mezzo miliardo di euro. Il governo deve subito procedere agli interventi necessari, le imprese del territorio hanno bisogno di misure concrete per riprendere l’attivita’ produttiva. Quanto alla Cia -conclude la Confederazione- nelle prossime ore decideremo le iniziative opportune per venire incontro alle esigenze dei produttori agricoli, sviluppando azioni, anche di carattere solidaristico, per fronteggiare al meglio una situazione che oggi si presenta davvero critica.
