Estese ed intense gelate interessano tutta l’Africa australe, probabile record in Zimbabwe; caldi e forti venti di “Berg” sferzano le coste namibiane

Le gelate sull'Africa australe

Dopo aver colpito in modo pesante l’Argentina nei giorni scorsi, con le prime nevicate che hanno imbiancato le città più meridionali della provincia di Buenos Aires, una nuova intensa ondata di freddo in questi giorni ha interessato gli stati dell’Africa australe, in particolare il Sudafrica, il Botswana, lo Swaziland e la Namibia. In questi stati, nei giorni scorsi, si sono registrate forti gelate, con i termometri scesi abbondantemente sotto la soglia degli zero gradi. In questi giorni, con il rinvigorimento delle “Westerlies” (le potenti correnti occidentali) sui mari sub-antartici, l’anticiclone dell’isola di Sant’Elena (alta pressione sub-tropicale dell’Atlantico meridionale), con massimi di oltre i 1030-1035 hpa sull’Atlantico meridionale, ha esteso un robusto promontorio verso est, sino all’entroterra sudafricano, il sud della Namibia e il Botswana. Questa struttura anticiclonica, schiacciata lungo i paralleli dall’infuriare delle “Westerlies” (e del getto polare australe in quota) sui mari australi, ha assicurato condizioni di generale stabilità, garantendo cieli sereni o poco nuvolosi su gran parte delle aree interne e degli altopiani dell’Africa meridionale.

Ingrediente più che ideale per la realizzazione di forti inversione termiche notturne sopra gli estesi altopiani del Sudafrica, Namibia, Botswana, Zimbabwe e Swaziland, dove i termometri sono letteralmente crollati su cifre ampiamente negative, mentre nelle aree più basse le minime si sono attestate poco sotto gli . Bisogna poi considerare che gli alti geopotenziali in quota, la scarsa ventilazione nei bassi strati, ma soprattutto la presenza di strati d’aria secca sopra gli altopiani dell’Africa australe favoriscono minime molto basse ed estese dal Sudafrica al Botswana, Zimbabwe e Swaziland, con la presenza di forti inversioni notturne. Ma quello che sorprende di più di queste gelate è proprio la loro estensione in tutta l’Africa meridionale. Nella mattinata di lunedì 11 Giugno forti gelate si sono registrate in quasi tutto l’altopiano interno sudafricano, con picchi fino a -9° -10°. Ecco i valori più bassi registrato sul territorio sudafricano in seguito alle forti inversioni termiche notturne; Shaleburn (1614 metri) -10.9°, Frankfort (1499 metri) -8.6°, Vryburg (1234 metri) -8.1°, Barkly East (1816 metri) -7.6°, Van Reenen (1680 metri) -7.4°, Bethlehem Aeroporto (1686 metri) -7.3°, Aliwal North (1348 metri) -7.2°, Twee Riviere (879 metro) -7.0°, Bloemhof (1228 metri) -6.6°, Ficksburg (1614 metri), Kimberley (1198 metri) e Sutherland (1459 metri) -6.5°. Quasi tutte le località che sono scese sotto i -6° -7° si trovano ad un altitudine compresa fra i 1200 e i 1600 metri.

Moltissime le minime scese sotto i -3° -4°. All’aeroporto di Johannesburg, quasi 1694 metri sopra il livello del mare, la minima è scesa a soli -1.0°, dopo i -1.5° di domenica 10. Più all’intensità delle gelate fanno particolarmente impressioni le escursioni giornaliere, tanto che in molte di queste località montane le max giornaliere hanno persino superato i +15° +16° +17°. Su tutti sono davvero sorprendenti gli estremi termici giornalieri di Shaleburn, rispettivamente +19.1°/-10.9° (max e min), Frankfort +18.7°/-8.6° e Vryburg +17.2°/-8.1°. In alcuni casi abbiamo avuto una differenza di oltre i +25° quasi +30° nell’arco delle 24 ore, segno inequivocabile della presenza della forte inversione termica. Per l’altopiano sud-africano si tratta di gelate molto intense e importanti, anche se finora non si è registrato alcun record, ne mensile e ne assoluto. Ma il freddo si è avvertito anche lungo le aree costiere sudafricane, con i termometri che durante le ore notturne sono calati fino a +6° +5°.

All’aeroporto di Durban, sulla costa nord-orientale, cosi come lungo la costa sud-occidentale affacciata all’oceano Atlantico, sulle città di Alexander Bay e Port Nolloth, la minima notturna si è attestata intorno la soglia dei +5.0°. Ma come detto le gelate indotte dalle inversioni non hanno riguardato solo l’altopiano Sudafricano, ma anche le regioni più interne della vicina Namibia meridionale, il Botswana e lo Swaziland. Lunedi 11 Giugno gelate da inversione hanno interessato pure il Botswana, dove in molte località i termometri durante la notte sono precipitati sino a -5°. Il valore più basso è stato quello di Letlhakane, a circa 986 metri di altezza, che stando ai synops della locale stazione sarebbe scesa a -11.0° (ma il valore potrebbe essere non corretto). A Tsabong, sopra i 960 metri, la colonnina di mercurio sarebbe scesa a ben -4.9°, mentre la max giornaliera è salita a +18.0°. Da segnalare pure i -2.7° archiviati all’aeroporto internazionale di Seretse Khama, il più importante del Botswana, a circa 1005 metri di altitudine, in un‘area soggetta alle inversioni.

Il deserto del Namib incontra l' Atlantico, si notano le dune che lambiscono l'oceano

Si tratta di una minima significativa. Minime basse anche nello stato dello Swaziland dove Mandini (“Crime City”) si è avvicinata al suo record di freddo di +0.0°. Gelate intense anche in Zimbabwe, qui alcune stazioni si sarebbero avvicinate ai rispettivi record di freddo. West Nicholson si è avvicinata al record di -4.4°. Notevolissimi i +1.6° di Kaori che se confermati batterebbero addirittura i valori più bassi del 9 Luglio 1980 e quello dell’ondata di freddo storica del Giugno del 1968. Si tratterebbe del primo record assoluto di freddo dopo decine di record di caldo archiviati in questi ultimi mesi. Estese gelate hanno coinvolto pure l’altopiano namibiano, da nord a sud. La minima più bassa è stata quella della stazione di J.G. Strijdom (1715 metri) che è scesa fino a -7.1°. Molto più notevole la gelata di Grootfontein, nel settore nord dell’altopiano namibiano, che ha segnato una min di -4.6°, avvicinandosi cosi al record assoluto di freddo di -6.0°.

Sulla costa della Namibia invece i grandi protagonisti sono stati gli intensi, secchi e caldi venti di “Berg” che dall’altopiano interno sono stati sospinti sulle aree costiere sottostanti, affacciate all’Atlantico, proprio dal particolare posizionamento del promontorio anticiclonico che ha mantenuto i propri massimi barici al suolo (oltre i 1035 hpa) fra l’Atlantico meridionale e le coste sudafricane, favorendo il richiamo di sostenute correnti orientali di ritorno lungo il margine settentrionale della struttura anticiclonica. Ciò ha attivato caldi e rafficati venti favonici, di caduta dall’altopiano interno, da Est e E-NE (il “Berg”), che hanno sferzato le coste della Namibia meridionale, con raffiche fino a 60-70 km/h, provocando drastici aumenti termici indotti dalla “compressione adiabatica“ delle masse d‘aria che scivolavano dalle aree montuose interne. Pensate che a Walvis Bay lunedi 11 il termometro è schizzato sopra i +32.1°, mentre le forti raffiche da E-NE, che hanno spirato per gran parte del giorno, hanno toccato un picco di ben 76 km/h all’aeroporto. Le raffiche, tra le 08:00 e le 11:00 AM, sono state cosi forti da originare una tempesta di sabbia nella zona dell’aeroporto che ha ridotto la visibilità a soli 200 metri, creando non pochi disagi. Le forti raffiche di “Berg” si sono poi ridotte solo durante il pomeriggio e la serata successiva. Il “Berg” è un vento odiato dai surfisti che raggiungono le coste namibiane che cavalcare le grandi onde lunghe dell’Atlantico meridionale. Difatti, soffiando dall’entroterra verso l’oceano, assumendo una componente da NE o più orientale, spesso appiattisce le onde che provengono dall’Atlantico meridionale.