Il costante monitoraggio di asteroidi e comete, e l’interessamento sempre più concreto degli organismi statali

Credit: NASA

Dopo il terribile evento di Tunguska del 1908, dove si suppone che un grande asteroide o una cometa abbiano spazzato via milioni di alberi, gli asteroidi sembrano averci regalato una tregua. Nonostante i grandi impatti siano estremamente rari, questi corpi rocciosi sono considerati oggi come una delle più gravi minacce globali. Ogni giorno una grande quantità di materiali giunge nell’atmosfera terrestre, ma grazie alle loro ridotte dimensioni si disgregano per attrito in atmosfera; e quando riescono a resistere giungendo sulla superficie terrestre, la densità irregolare della popolazione permette una probabilità di incidente molto bassa. Nel tempo ci si è resi conto che transitano innumerevoli corpi nelle vicinanze della Terra, dove alcuni di questi viaggiano su orbite che li portano spesso a sfiorare il nostro pianeta, come è sempre accaduto nella storia del nostro Sistema Solare. Recenti studi hanno dimostrato che gli oggetti più pericolosi sono le comete, in quanto viaggiano a velocità estremamente elevate e le loro traiettorie sono difficili da prevedere. Poi, ci sono gli asteroidi. E’ stato stimato che un corpo di solo alcune centinaia di metri di diametro potrebbe apportare notevoli distruzioni su scala regionale, mentre quelli compresi tra 1 e 10 chilometri porterebbero alla catastrofe globale. Molti asteroidi sono di difficile visualizzazione, in quanto presentano superfici scure e traiettorie non così semplici da calcolare, visto che si dovrebbero prendere in considerazione molte variabili, tra cui l’influenza gravitazionale terrestre.

Credit: NASA

Nel 2029 sarà la volta di Apophis, che con i suoi 350 metri è stato definito un oggetto ad alto rischio. In base a questo passaggio ravvicinato sarà possibile avere un quadro migliore in relazione al 2036, quando inizialmente si pensava che potesse colpire la Terra. Oggi, nuovi calcoli, pongono la probabilità ad 1 su 250.000, per cui a parte casi sfortunatissimi, l’asteroide sfiorerà semplicemente il nostro pianeta senza esserne attratto. Il rimedio tuttavia ad una possibile collisione è solo in discussione, le cui proposte comprendono le idee più disparate ma mai realmente verificate. E quindi sorge spontanea la domanda: “siamo realmente pronti ad un episodio del genere?” Sino ad oggi le attività di prevenzione in materia di minaccia spaziale sono piuttosto passive. Molti paesi e organizzazioni scientifiche conducono programmi di osservazione soprattutto sugli oggetti più grandi. Il più noto è il Near Earth Object (NEO) della NASA, il cui scopo è quello di mappare tutti i corpi che potrebbero intersecare l’orbita terrestre. Attualmente esistono 1311 asteroidi noti per essere stati denominati potenzialmente pericolosi. Gli enti si avvalgono di strumenti spaziali e terrestri per condurre a pieno le rilevazioni ed emettere eventualmente un’allerta imminente. Non è da meno la Russia, che grazie alle attività dell’Accademia delle Scienze, osserva continuamente le minacce spaziali provenienti anche da strumenti artificiali, come i detriti orbitali. Dal momento che questa potrebbe essere una delle priorità di politica spaziale russa (secondo il vice primo ministro Dmitry Rogozin), questo programma potrebbe avere un nuovo impulso in un futuro molto prossimo. In questi giorni una riunione in corso a San Pietroburgo si sta occupando proprio di queste problematiche, e anche se probabilmente non apporterà alcun cambiamento, dimostra il sempre maggior impegno necessario a fronteggiare questa evenienza. Mentre le aziende private dichiarano la loro intenzione di minare gli asteroidi, bisticciando sulla proprietà di un determinato asteroide, gli organismi statali stanno invece prendendo in seria considerazione la minaccia più impersonale dallo spazio. Potrebbe essere l’inizio di un interessamento sempre più concreto.