
In genere in queste situazioni l’aumento della “compressione adiabatica” generato dall’avvezione di spessore negli strati intermedi, le notevoli “Subsidenze atmosferiche” (correnti discendenti tipiche nelle aree anticicloniche), l’intensa insolazione e la scarsa umidità, inibita proprio dalla “compressione” verso il basso delle masse d’aria, già in origine piuttosto calde (aria sub-tropicale), comportano un sensibile aumento delle temperature che si riscontra soprattutto nei medi e bassi strati della troposfera. Le configurazioni adatte per l’innesco delle ondate di calore, definite dai meteorologi inglesi e statunitensi anche con il termine di “heat waves”, risultano molto frequenti fra la tarda primavera e l’estate e possono interessare anche l’Europa centro-settentrionale, con risentimenti fino alle latitudini sub-polari. Le peggiori ondate di calore, come quelle riscontrate nelle terribili estati del 1999, 2003 e del 2007 (l’anno senza inverno per molte zone d’Europa, un po’ come il 2012 negli USA nord-orientali), si sono realizzate con precisi “pattern” meteo/climatici su scala emisferica che vedevano un netto avanzamento verso nord, ben oltre la media climatologica, del “fronte di convergenza intertropicale” (ITCZ) sull’Africa occidentale che andava ad attestarsi in piena area sahariana.
Ma come vengono individuate le ondate di calore sulle carte meteorologiche ?
L’individuazione delle onde di calore, dette anche “heat waves”, risulta significativa in fase diagnostica e prognostica, specialmente in prospettiva di situazioni estive in cui si renda necessario l’allertamento e l’approntamento delle risorse della protezione civile. Le ondate di calore possono investire l’intero bacino del mar Mediterraneo con una certa frequenza e la loro individuazione richiede l’utilizzo di diverse carte o prodotti. Indispensabile è l’analisi della mappa delle isoterme e dei geopotenziali a 500 hpa dove di solito si nota una configurazione che inquadra un esteso promontorio anticiclonico dinamico, con la classica forma simile ad una “cupola”, che si inizia ad espandere (pulsazione dinamica) a seguito di una instabilizzazione del ramo meridionale del flusso principale perturbato nelle medie latitudini. Di solito in Italia le tipiche ondate di calore provenienti dal Sahara si verificano durante un richiamo pre-frontale ad opera di un “upper level low”, o più propriamente di una goccia fredda o un CUT-OFF, che si isola tra l’Atlantico portoghese o sulla penisola Iberica.
Finora questo tipo di modello si è dimostrato di primaria importanza per la previsione a media scadenza delle ondate di calore. Per quel che concerne la fenomenologia le ondate di calore sono caratterizzate da un notevole incremento dei valori termici a tutte le quote, attribuito sia ai fenomeni di “Subsidenza” che alla “compressione adiabatica” e al naturale scorrimento del flusso caldo sub-tropicale nei medi e bassi strati. Il rialzo delle temperature nei bassi strati è determinato dall’avvezione calda dovuta all’avvezione termica, alla “compressione adiabatica” e all’elevata insolazione. Inoltre i venti, durante l’intensificazione dell’avvezione calda, si dispongono dai quadranti meridionali, spirando da deboli a moderati, alimentando, assieme allo scarso apporto di umidità, le condizioni favorevoli agli incendi. Quella che sta interessando l’Italia in questi giorni è un’onda di calore di media intensità, ma di lunga durata, che nei prossimi giorni andrà ulteriormente ad intensificarsi, favorendo un ulteriore incremento dei valori termici che in alcune località si porteranno ben oltre la soglia dei +35° +36°, con possibili picchi di oltre i +37°, forse anche +38°, nelle località più interne.
