Le profondità della Terra studiate dallo spazio

L’astronauta dell’ESA, André Kuipers, è stato incaricato di eseguire esperimenti sulla Stazione Spaziale Internaqzionale (ISS) che stanno facendo luce sulle condizioni delle profondità della Terra.  A 3000 Km sotto i nostri piedi, il mantello terrestre è prevalentemente solido, sotto una sottile crosta esterna. Gli strati altamente viscosi variano con la temperatura, la pressione e l’umidità. Capire come scorra il mantello è di grande interesse per la geofisica, perché potrebbe contribuire a spiegare fenomeni quali terremoti ed eruzioni vulcaniche. I computer possono effettuare modelli anche sofisticati, ma sarebbe comunque difficile per gli scienziati confermare la veridicità degli stessi. L’uomo sino ad ora è riuscito direttamente a forare sino a 12 chilometri di profondità, per cui anche per l’immediato futuro, l’interno della Terra è ben lontano. Invece di sondare le profondità della Terra dirttamente, sei squadre europee guidate dall’Università di Cottbus, in Germania, hanno cercato di ricreare gli aspetti del mantello in laboratorio, attraverso esperimenti che simulano le condizioni in grado di verificare e migliorare i modelli da parte dei computer. Anche in questo caso però ci si trova di fronte a problemi non di poco conto, legati alla simulazione della gravità. Per questo motivo è stata scelta proprio la Stazione Spaziale Internazionale. L’Agenzia Spaziale Europea quindi, ha sponsorizzato lo sviluppo di un esperimento che imita la geometria di un pianeta. Chiamato Geoflow, contiene due sfere concentriche rotanti con un liquido interno. La sfera interna rappresenta il centro della Terra, mentre quella più esterna funge da crosta. Il liquido, naturalmente, è il mantello. Libero da l’influenza della gravità terrestre, il campo elettrico crea gravità artificiale per l’esperimento. Poiché le sfere ruotano lentamente, una differenza di temperatura viene creata tra i gusci. Le temperature possono essere controllate fino a un decimo di grado. L’astronauta ha visto pennacchi di liquido caldo che salgono verso il guscio esterno – come previsto dalle simulazioni al computer. I pennacchi nei fluidi esposti a forti differenze di temperatura potrebbero spiegare la linea dei vulcani delle Hawaii nel Pacifico meridionale. Una migliore comprensione del nostro pianeta non è il solo risultato di Geoflow. I risultati potrebbero anche beneficiare l’industria migliorando giroscopi sferici, come, per esempio, cuscinetti e pompe centrifughe.