Con il graduale rialzo delle temperature dell’aria il Pack artico ha subito una drastica riduzione durante il mese di Maggio. Secondo le ultime analisi l’estensione del ghiaccio marino artico nel mese di Maggio si è attestata su una media di 13.13 milioni di chilometri quadrati (5,07 milioni di miglia quadrate). In poche parole siamo ben 480.000 chilometri quadrati (185.000 miglia quadrate) al di sotto della media del periodo 1979-2000, da quando sono cominciate le rilevazioni satellitari. Le anomalie più evidenti interessano l’area del mare di Barents e il mar di Kara, davanti le coste dell’Artico russo, dove l’estensione del ghiaccio marino è stata ben al di sotto della norma, a causa di persistenti anomalie termiche positive che si sono protratte per un periodo piuttosto lungo, causando una sensibile riduzione del ghiaccio marino lungo questi tratti. Molto probabilmente entro la fine del corrente mese in questi bacini si formeranno vaste aree di acque completamente libere dai ghiacci, favorendo un miglioramento della navigazione marittima su buona parte del mare di Barents e del mare di Kara.

Nelle isole Svalbard, nell’Artico norvegese, anche il manto nevoso presente al suolo si è velocemente sciolto. Diversa è la situazione nel mare di Bering, qui il ghiaccio marino rimane molto compatto e presenta una consistente estensione fino all’area dello stretto di Bering, confermando l’andamento osservato lo scorso inverno e la primavera, grazie a persistenti anomalie termiche negative e al soffio di intensi venti dai quadranti settentrionali che hanno contribuito ad ammassare enormi blocchi di ghiaccio marino sin dentro lo stretto di Bering. Il ghiaccio finora continua a rimanere piuttosto compatto nonostante l’avvio della stagione estiva e il conseguente rialzo dei valori termici che si portano su valori leggermente positivi. L’Artico, in sostanza, ha perso circa 1,62 milioni di chilometri quadrati (625.000 miglia quadrate) di ghiaccio, ben 180.000 chilometri quadrati (69.500 miglia quadrate) in più rispetto alla media 1979-2000. Il tasso medio giornaliero di perdita del ghiaccio si è mantenuto intorno i 52.000 chilometri quadrati (20.000 miglia quadrate) al giorno.
Si tratta di un tasso di fusione leggermente più veloce rispetto alla media del lungo termine di 46.000 chilometri quadrati (18.000 miglia quadrate) al giorno. Durante il Maggio 2012 la perdita del ghiaccio marino si è divisa in due fasi principali. La prima, nel primo periodo del mese, che ha visto una drastica fusione del ghiaccio artico in diverse aree del mar Glaciale, ed una seconda, nella parte centrale e finale di Maggio, dove la fusione dei ghiacci si è un po’ attenuata, con tassi di riduzione più consoni per le medie del periodo. Dal punto di vista strettamente meteo/climatico il mese di Maggio è stato caratterizzato da temperature dell’aria che si sono mantenute ben al di sopra della media sulla parte centrale del mar Glaciale Artico e sull’arcipelago canadese. Temperature di poco sotto le medie del periodo si sono riscontrate nel mare di Bering, la grande baia di Hudson, e su parti della Groenlandia orientale e mari norvegesi, dove per un lungo periodo di tempo ha agito il vortice polare. Nonostante l’inizio dell’arretramento dei ghiacci in molti settori del mar Glaciale Artico sorprende non poco l’enorme copertura di ghiaccio che è presente sul mare di Bering fino all’omonimo stretto, un ponte naturale fra l’estremo oriente russo e l’Alaska (USA). Normalmente entro la fine di Maggio, il Bering è in gran parte libero dal ghiaccio, ma quest’anno oltre 350.000 chilometri quadrati (135.000 miglia quadrate) di ghiaccio è rimasto su questo bacino.
Queste aperture sono in gran parte determinata dai venti, in prevalenza meridionali, che spingono il ghiaccio marino lontano dalle coste verso l’oceano Artico, in aree già libere dal ghiaccio dove le temperature del mare rimangono troppo elevate per favorire una formazione di nuove lastre di ghiaccio. Nel Mare di Beaufort meridionale la banchisa si è completamente spaccata, ciò ha comportato la formazione di molti banchi di ghiaccio alla deriva. Questa situazione purtroppo agevolerà una più veloce fusione del ghiaccio dato che durante l’estate (quando il sole sorge più alto nell’orizzonte) le aree di acque libere tra i banchi più facilmente assorbono l’energia solare, favorendo un incremento della temperatura delle acque superficiali non poco significativo. Intanto le popolazioni locali che abitano i piccoli villaggi delle coste della Siberia orientale stanno approfittando della prematura fusione del ghiaccio per poter pescare nelle acque libere con le loro piccole imbarcazioni. Nei prossimi giorni un’area di alta pressione, con valori sopra i 1020 hpa, insisterà tra il mare di Barents e il mar di Kara, favorendo un ulteriore aumento delle temperature e una più rapida fusione dei blocchi di ghiaccio galleggianti tuttora esistenti. Il vortice polare, con il suo nucleo centrale (caratterizzato da geopotenziali molto bassi a 500 hpa), invece sarà costretto a ripiegare tra il mare della Siberia Orientale e la zona centro-orientale del mar Glaciale Artico, dove nei prossimi giorni si consoliderà una profonda circolazione ciclonica a carattere freddo che si dovrebbe approfondire ulteriormente, con un minimo barico al suolo pronto a lambire i 970 hpa, che apporterà venti molto intensi, soprattutto tra il mare della Siberia Orientale e il mare di Beaufort occidentale, con temperature nettamente negative. Questa profonda circolazione ciclonica rallenterà notevolmente il processo di fusione dei ghiaccio nel tratto di oceano Artico compreso fra l’estremo oriente siberiano, il mare di Bering e il nord dell’Alaska. Venti piuttosto forti, generalmente sud-occidentali, durante il transito della profonda area di bassa pressione artica investiranno in modo particolare l’area dello stretto di Bering che rimane ancora coperta dal ghiaccio.
