Da oltre 10 giorni un robusto promontorio anticiclonico, di chiara origine sub-tropicale nord-africana, domina incontrastato sul bacino centro-orientale del Mediterraneo, estendendosi con i propri elementi fino ai Balcani, la pianura Danubiana e gran parte dell’Europa centro-orientale, fino a trovare un debole legame con un’area di alta pressione centrata sulla penisola Scandinava. Questa ampia impalcatura anticiclonica, che dalla regione sahariana occidentale si estende fino al Mediterraneo centrale (e sull’Italia) e all’Europa centro-orientale, è alimentata, nel suo bordo più occidentale, da un flusso di correnti d’aria molto calda e secca in quota che dai deserti del Maghreb, in particolare dall’arroventato entroterra desertico algerino, si allunga fino al Mediterraneo centrale, determinando su questo un notevole incremento delle temperature e dei valori dei geopotenziali alle varie quote. Il flusso caldo e piuttosto secco in quota, caratterizzato dalla presenza di sottili particelle di pulviscolo desertico in sospensione (che in queste ore vela i cieli del sud Italia) ha notevolmente rinvigorito il promontorio sub-tropicale che si è cosi trasformato in un vero e proprio anticiclone di blocco, esteso fino al sud della Polonia, la Bielorussia e l’Ucraina. L’area anticiclonica, caratterizzata da alti valori di geopotenziali nella libera atmosfera, da origine anche a importanti fenomeni di “Subsidenza atmosferica” (correnti discendenti che comprimono l’aria nei bassi strati) che vengono generate dall’inversione termica nella media troposfera che viene prodotta dallo scorrimento dell’avvezione caldo alle quote superiori.

Ciò contribuisce a rendere l’atmosfera particolarmente stabile, inibendo la formazione di qualsiasi moto convettivo e la conseguente insorgenza della nuvolosità, tanto da rendere i cieli sereni o poco nuvolosi, salvo delle velature in quota (cieli lattiginosi) imputabili al pulviscolo desertico in sospensione, tipico dell’aria calda che proviene dal Sahara, o al passaggio di banchi di cirri oltre gli 8-9 km di altezza. Inoltre la “Subsidenza”, oltre a comprimere l’aria nei bassi strati, scaldandola ulteriormente, la deumidifica, rendendola piuttosto secca e accompagnando un radicale abbassamento dei tassi dell’umidità relativa, che possono scendere anche al di sotto del 30-20 %, avvicinandosi su valori desertici. Una massa d’aria povera di umidità, sotto l’effetto dell’intensa insolazione, ha maggiori potenzialità per far schizzare i valori termici su cifre molto elevate, che alle volte possono sfondare i +38° +40°, specie nelle aree pianeggianti interne e nelle vallate riparate dagli afflussi delle brezze termiche di mare o di lago. In questi giorni, la presenza di questi fattori, ha notevolmente irrobustito l’ondata di calore che sta interessando gran parte del nostro territorio nazionale, ma anche i vicini Balcani, facendo impennare la colonnina di mercurio su valori oltre i +37° +38° in diverse aree del Veneto, della Toscana e della pianura Emiliane, incluse purtroppo le zone colpito dal tragico sisma del mese scorso, dove il gran caldo, esaltato dalla semi/continentalità del microclima locale, ha causato molti disagi alle popolazioni già duramente provate dall’incubo del terremoto. Ma le temperature più elevate si sono raggiunte sulle aree interne della Sardegna, in particolare nel nuorese, dove per la prima volta nel 2012 è stato sfondato il muro dei +40° all’ombra. Ma il dato più rilevante è senza ombra di dubbio quello della stazione di Alghero che ieri ha registrato una temperatura massima di ben +39.8° all’ombra, stabilendo il nuovo record di massima mensile per la bella cittadina sarda. I +39.8° di ieri hanno letteralmente bruciato il record anteriore di +38.2° risalente al Giugno 2006. In altre parti dell’isola i termometri hanno superato i +37° +38°.
Ma perché il possente anticiclone sub-tropicale sahariano si è esteso verso l’Europa centro-orientale inglobando l’Italia ?
La spinta dinamica dell’opprimente anticiclone sub-tropicale libico-algerino è stata innescata da una serie di cause, fra cui un rallentamento della “Jet Stream” sul nord Atlantico che ha favorito l’affondo di un’ondulazione ciclonica verso le isole Britanniche, dove si sta sviluppando una circolazione depressionaria nei medi e bassi strati, alimentata nel margine meridionale dal passaggio del ramo principale della “corrente a getto sub-tropicale” che dall’Atlantico settentrionale si porta verso il nord della Spagna e la Francia, per poi impattare con il muro anticiclonico eretto dal promontorio di blocco sub-tropicale nord-africano che costringe cosi il getto a piegare verso nord, risalendo in direzione della penisola Scandinava. Questo affondo ciclonico verso il Regno Unito ha prodotto un instabilizzazione del ramo meridionale del flusso principale perturbato nelle medie latitudini, provocando al contempo una decisa espansione verso nord-est, in direzione del Mediterraneo centrale e dei Balcani, del promontorio anticiclonico sub-tropicale, con massimi barici in quota sopra l’entroterra algerino. Con la risalita verso nord-est della cupola anticiclonica nord-africana lungo il bordo occidentale di tale struttura anticiclonica si è innescato un flusso di masse d’aria molto calde e secche (aria sub-tropicale continentale) che si sono spinte fino all’area mediterranea, favorendo un notevole incremento del campo termico, indotto sia dallo scorrimento dell’aria calda e secca in quota che dai fenomeni di “compressione adiabatica” tipici all’interno di questi robusti promontori anticiclonici di blocco strutturati in quota.
Questa notevole espansione di latitudine degli umidi venti monsonici di Guinea costringe i caldi e secchi venti da E-NE e NE (“Harmattan”, corrispondente all’Aliseo di NE sul Sahara) ad arretrare verso nord, spirando piuttosto tesi fra il deserto libico, l’area montuosa dell’Ahaggar e l’entroterra desertico algerino e del Marocco meridionale fino al Sahara occidentale e alla Mauritania. Ma l’interazione tra la calda e secca ventilazione orientale con i più umidi venti da SO o più da O-SO ha favorito la formazione di una depressione termica al suolo, con minimo pronto a scendere poco sopra i 1000 hpa, localizzata fra l’estremo sud-ovest dell’entroterra desertico algerino e il nord-est del Mali, in pieno Sahara occidentale. Questa depressione salesiana, a carattere termico, in questi giorni è stata la principale responsabile del temporaneo rinforzo dell’umido Monsone di Guinea che ha fatto impennare la linea dell’ITCZ verso l’alto sull’Africa occidentale, rinvigorendo la Cella di Hadley e spingendo a sua volta il promontorio anticiclonico algerino nel cuore del Mediterraneo.
