In Italia solo il 9% degli edifici esistenti e’ in linea con le normative antisismiche. Il dato, fornito da Fabio Bonfà, vicepresidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri, e’ stato fornito in occasione di un convegno a Bologna dal titolo ‘La ripresa dopo il sisma‘: ”Un numero molto limitato, che ci dice che e’ il caso di intervenire con un’ azione di prevenzione e di messa in sicurezza”, ha commentato. Secondo i dati Istat, ha spiegato Bonfà, nel nostro Paese ci sono 12 milioni di fabbricati, di cui 11,2 residenziali e 800 mila di altro tipo, come ad esempio i capannoni. Solo un milione e centomila ”sono stati costruiti dopo il 2003”, dopo cioe’ l’entrata in vigore delle normative. Negli ultimi 40 anni, ha aggiunto, ”lo stato italiano ha speso 145 miliardi per la ricostruzione, 3,5 miliardi all’anno”. Se queste cifre fossero state destinate alla prevenzione ”avremmo evitato molti disastri e avremmo un patrimonio edilizio piu’ rispondente alle normative”.
L’importanza di interventi di miglioramento sismico per i capannoni costruiti prima del 2003 e’ stata sottolineata anche dal presidente del consiglio nazionale degli ingegneri Armando Zambrano. “I costi di intervento e di miglioramento sismico variano dal 4 all’8 per cento – ha detto il presidente del cni – del costo complessivo di un capannone industriale. Gli interventi che proponiamo devono essere aggiuntivi rispetto a quelli finali. In questa logica sono soldi ben spesi“. Tra le misure proposte dagli ingegneri i collegamenti tra travi e pilastri della struttura con elementi in grado di disperdere l’effetto della forza sismica ed il conseguente aumento del carico di resistenza per la dei pilastri stessi.
