Grazie alle immagini radar acquisite dal satellite COSMO-SkyMed, messo in orbita dall’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) è stato possibile misurare la deformazione del suolo dell’area colpita dal sisma del 29 Maggio 2012. La tecnica utilizzata per effettuare tali tipi di misure è quella già nota agli esperti come interferometria differenziale DInSAR, e già utilizzata per effettuare le misure di spostamenti in molti altri terremoti, oltre a quello che ha colpito la stessa zona dell’Emilia il 20 Maggio scorso.
La tecnica:
La tecnica DInSAR, data una coppia di immagini radar (in banda X, nel caso di COSMO-SkyMed), è in grado di produrre un interferogramma (Figura 1), cioè una mappa di spostamento espressa in termini di differenze di fase, tra le due immagini radar (pre e post evento sismico), del segnale elettromagnetico emesso dal satellite, “riflesso” dalla superficie terrestre e catturato dal sensore (rappresentato con diversi cicli di colore). Ogni ciclo, o frangia, è rappresentativo di circa 1.5 cm di spostamento della superficie terrestre lungo la linea di vista del satellite (circa 30° rispetto la verticale).
Rappresentando ogni frangia un incremento di circa 1.5 cm di spostamento rispetto la frangia precedente è possibile misurare lo spostamento totale dell’area partendo dalle zone in cui non sono state misurate deformazioni (zone dove non compaiono frange interferometriche) sino ad arrivare alla zona più deformata (parte centrale dell’ellissi disegnata dalle frange stesse). Questa operazione è detta “srotolamento” delle frange interferometriche e permette di ottenere una mappa dello spostamento del suolo avvenuto durante il sisma (Figura 2).
I risultati:
L’interferogramma (Figura 1), relativo alle date 27-05 e 04-06 mostra un’area con fasce di colore (frange) concentriche che indicano uno spostamento del suolo dovuto allo movimento in profondità di una faglia sismogenetica, posta a circa 1-2 km sotto la superficie terrestre.
Il cosiddetto “Interferogramma srotolato” (Figura 2) mostra uno spostamento massimo del suolo di circa 12 cm, lungo la linea di vista del satellite (praticamente quasi verticale). Questi dati concordano con quelli sismologici. Infatti la deformazione misurata dal satellite risulta essere compatibile con un piano di rottura principale immergente verso Sud lungo il quale la parte meridionale di questo settore della Pianura Padana si è accavallato sul settore settentrionale (faglia di sovrascorrimento), come messo in evidenza dai dati sismologici.
La forma a “cucchiaio” del sollevamento è leggermente asimmetrica e presenta un gradiente minore verso Est e maggiore verso Ovest. In quest’ultima direzione si individua anche un ulteriore sollevamento dovuto all’effetto combinato dei 3 eventi di magnitudo compresa tra 5.1 e 5.3, avvenuti nel periodo coperto dall’interferogramma (27/5 – 4/6). Circa 8 km a Sud della zona di massimo sollevamento, si individua un minimo relativo, di forma circolare, la cui presenza supporta una geometria di dislocazione profonda lungo un piano immergente verso Sud, come sopra indicato.
Ulteriori elementi interessanti sono gli abbassamenti del suolo localizzati nella zona di Finale Emilia. Quello più centrato sul paese arriva a 3 cm, quello poco ad Est è di circa 2 cm. Date le loro estensioni e intensità, si tratta molto probabilmente di fenomeni dovuti a movimenti superficiali di acqua nel sottosuolo, peraltro riportati dalle osservazioni di campagna del gruppo Emergeo-INGV.
