
A partire dal giorno successivo al sisma del 20 maggio 2012 di magnitudo 5,9 i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Universita’ degli Studi di Modena e Reggio Emilia, ed in particolare Castaldini, in collaborazione con ricercatori di altre universita’ (Como, Pavia, Milano-Bicocca, Padova) e di enti di ricerca (INGV e ISPRA) hanno iniziato a rilevare gli effetti “cosismici” ambientali. Le ricerche, tutt’ora in corso, hanno lo scopo di rilevare in tutta l’area epicentrale, che ricade nelle Province di Modena, Ferrara e Mantova, tali effetti oltre a quelli seguiti al sisma del 29 maggio e di verificare la loro evoluzione nel tempo. Per ogni effetto rilevato sono state effettuate misurazioni, campionamenti e descrizioni dettagliate delle evidenze osservate. “Gli effetti ambientali rilevati hanno evidenziato soprattutto fenomeni di liquefazione – ha spiegato Castaldini – sia puntuali che disposti lungo una complessa serie di fratture (rilevate essenzialmente nella zona tra S. Agostino e Mirabello in provincia di Ferrara) non imputabili a fagliazioni superficiali ma piuttosto ad espandimenti laterali. Da segnalare, inoltre, l’innalzamento della falda freatica di alcuni metri con fuoriuscita di sabbia da numerosi pozzi e il rigonfiamento del fondale di lunghi tratti di alcuni canali. La fratturazione del terreno ha localmente determinato la rottura di tubazioni interrate“. “L’ubicazione dei fenomeni di liquefazione, che hanno portato in superficie notevoli quantita’ di depositi prevalentemente sabbiosi, sembra essenzialmente controllata – ha aggiunto l’esperto – dalla distribuzione di paleoalvei del fiume Po (Valli Mirandolesi), del Secchia (zona San Possidonio, Concordia) e del Reno (zona tra S. Agostino e Mirabello). In particolare, nella zona di San Carlo i fenomeni di liquefazione ed espandimento laterale hanno dimensioni rilevanti e hanno portato all’evacuazione di alcune zone del paese“.
I dati dei rilevamenti seguiti all’evento sismico del 29 maggio, il cui epicentro e’ situato piu’ ad ovest rispetto al terremoto del 20 maggio, mostrano una parziale riattivazione dei fenomeni di liquefazione piu’ vicini all’epicentro, e la creazione di nuovi in corrispondenza di esso (come ad esempio a Cavezzo e a San Possidonio). Secondo le testimonianze raccolte in tutta l’area epicentrale, i fenomeni di liquefazione sono iniziati a pochissimi minuti di distanza da entrambi i sismi, sono durati diversi minuti e sono stati anche caratterizzati dalla fuoriuscita di getti di acqua alti anche oltre un metro. Sul sito del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Universita’ degli studi di Modena e Reggio Emilia e’ visionabile un video sulla liquefazione dei terreni. “In generale, e’ possibile affermare che la distribuzione e le dimensioni del danneggiamento sono stati in gran parte controllati dalla presenza di effetti geologico-ambientali sismoindotti“, ha concluso Castaldini.
Terremoto, esperto dell’università di Modena spiega che a causare i danni sono gli effetti ‘sismoindotti’
