”Se i recenti tragici terremoti che hanno colpito l’Emilia hanno dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che tutta l’Italia – dalle Alpi all’Etna – e’ un territorio ad elevata sismicita’, sembrano tuttavia avere anche evidenziato che i cittadini italiani non sono tutti uguali, rispetto alle loro capacita’ di reazione. A giudicare, almeno, da come questa ‘reattivita” viene mass-mediaticamente interpretata e che, in estrema sintesi giornalistica, puo’ essere cosi’ rappresentata: ‘c’e’ chi si rialza prontamente in piedi e chi, invece, si piange addosso”’. Si apre cosi’ la lettera che il rettore dell’Universita’ dell’Aquila, Ferdinando di Orio, ha inviato al premier Mario Monti ed al ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca (tra l’altro da ieri in visita nelle zone terremotate di Umbria, Marche ed Abruzzo). Di Orio chiarisce: ”E’ inutile dire che il confronto e’ tra emiliani e aquilani. Cosi’, in modo a volte latente, a volte piu’ esplicito – basti considerare alcune recenti dichiarazioni del ferrarese Vittorio Sgarbi – si contrappongono cittadini ‘operosi’ a cittadini ‘piagnucolosi’; ‘gli emiliani non staranno certo con le mani in mano, mentre in Abruzzo, all’Aquila si vive d’inerzia, tutto e’ fermo come all’inizio, si aspetta solo che lo Stato faccia qualcosa e intanto ci si piange addosso”’. Il Rettore puntualizza subito che non e’ sua intenzione sminuire la tragicita’ di quanto sta avvenendo in Emilia, paragonandola al sisma dell’Aquila dell’aprile del 2009. Ma si ”ribella” a ”questa subdola operazione culturale basata sulla distorta abitudine, tipica del tempo che viviamo, di fare confronti, paragoni, graduatorie e classifiche; laddove, invece, proprio in ragione della tragicita’ degli avvenimenti, bisognerebbe avere piu’ rispetto per le persone coinvolte, soprattutto quando vengono rivestite da tutti i piu’ stantii stereotipi che la pseudocultura campanilistica del nostro Paese ha generato”. ”Mi ribello – rimarca Di Orio nella missiva a Monti e Barca – perche’ conosco bene l’impegno che tutti i cittadini aquilani hanno dimostrato in questi tre anni, anche nel rivendicare le prerogative di una possibilita’ di ricostruzione autonomamente determinata. Mi ribello – insiste – perche’ ricordo bene, avendolo denunciato pubblicamente fin d’allora, il grande processo comunicativo costruito intorno all’unico evento ‘sisma/G8’, utilizzato strumentalmente per rappresentare significati diversi da quelli determinati dal terremoto, con la ‘messa-in-scena’ di una grande rappresentazione del potere, cui e’ poi seguito un inevitabile prolungato silenzio. Mi ribello – ancora Di Orio – perche’ so bene con quanta abnegazione, volonta’ ed entusiasmo di tutte le sue componenti (docenti, studenti, personale tecnico amministrativo), l’Universita’ dell’Aquila si e’ rialzata immediatamente dopo il sisma, vincendo anche gli ostacoli artatamente frapposti da chi intendeva ‘contendersi le sue spoglie”’. Per il Rettore ”vale forse la pena ricordare che il 19 ottobre 2009 e’ partito qui all’Aquila, nella nostra Citta’, per tutte le Facolta’, per tutti i Corsi di laurea, il primo anno accademico dopo il terremoto, senza che si registrasse alcuna sospensione o interruzione ufficiale dell’attivita’ didattica”. ”No, non siamo rimasti con le mani in mano, a piangerci addosso – fa notare – ma abbiamo lottato (e stiamo lottando ogni giorno) pur tra mille difficolta’ ed intralci che non dipendono da noi. Ed e’ giusto che questo venga pubblicamente riconosciuto”. ”Semmai – suggerisce – l’esperienza della citta’ dell’Aquila e di tutte le comunita’ civili comprese nel ‘cratere’ sismico del 6 aprile 2009 sta ancora li’ a rappresentare un modello o, meglio, un monito rispetto ai tanti errori commessi. Mi riferisco, in particolare, alla gestione commissariale di una ricostruzione di fatto ancora non avviata, anche a causa delle eccessive ed ossessive costrizioni burocratiche, o alla scelta di investire ingenti risorse nella costruzione di ‘new towns’, che hanno moltiplicato i nuclei abitativi, in una serie infinita e indefinita di cloni replicanti, lontanissimi dall’idea di una citta’ urbanisticamente e socialmente definita”. ”Sono errori che giustamente non si intendono ripetere in Emilia – ammonisce Di Orio – ma che non e’ giusto far pesare sulle responsabilita’ dei cittadini aquilani, gia’ cosi’ duramente colpiti dal sisma del 2009, e oggi ulteriormente e incolpevolmente danneggiati dalla diffusione mass-mediatica di un’immagine ingiustamente negativa”. ”Forse e’ ancora il caso di ricordare – conclude la lettera – che i terremoti sono tutti uguali non perche’ tutta l’Italia e’ ‘sismicamente’ uguale, ma perche’ sono uguali tutti i cittadini italiani!”.
