
La galassia al centro di questa immagine contiene una sorgente di raggi X, CID-42, con caratteristiche eccezionali. Dopo aver combinato i dati da diversi telescopi, tra cui il Chandra X-ray Observatory, i ricercatori pensano che CID-42 contenga un massiccio buco nero espulso dalla sua galassia ospite a diversi milioni di chilometri all’ora, distante quasi quattro miliardi di anni luce dalla Terra. La posizione esatta di questa fonte è stata recentemente ottenuta grazie alla fotocamera ad alta risoluzione di Chandra, dando un indizio importante nel raccontare agli astronomi ciò che sta accadendo all’interno di questa galassia. Precedenti osservazioni hanno rilevato una luminosa sorgente di raggi X probabilmente causata dal materiale surriscaldato proprio da uno o più buchi neri supermassicci. Tuttavia, non si poteva distinguere se i raggi X provenissero da una o entrambe le sorgenti ottiche, perché l’oggetto non è stato osservato direttamente. I nuovi dati aiutano a chiarire la situazione. I ricercatori pensano che CID-42 sia il sottoprodotto di due galassie che hanno subìto una collisione, producendo una coda distintiva visibile nella parte superiore dell’immagine ottica. Una simulazione del co-autore Laura Blecha, mostra maggiori dettagli su come possa essersi sviluppato questo spettacolare evento. Nella fusione tra galassie, si è verificato lo scontro dei due buchi neri supermassicci presenti nel loro interno. Queste osservazioni permettono di osservare per la prima volta il fenomeno e offrono numerosi spunti di ricerca in quanto, ha spiegato Civano, ”i nuovi dati supportano l’idea che le onde gravitazionali (le increspature nel tessuto dello spazio-tempo previste da Albert Einstein ma mai osservate direttamente) possono esercitare una forza estremamente potente”. Lo studio apre inoltre a un’altra affascinante ipotesi: che possano esistere altri buchi neri ‘vaganti’ nell’universo, al di fuori delle galassie. ”Questi buchi neri sarabbero invisibili – ha spiegato Laura Blecha, altra ricercatrice impegnata nello studio – in quanto dopo essere stati espulsi dalla galassia ‘madre’ non avrebbero piu’ una nube di gas attorno, consumata nel tempo”; l’osservazione dei buchi neri e’ infatti possibile analizzandone l’interazione con la materia che lo circonda.