
Al Centro di Ricerca della Simon Fraser University (SFU) di Vancouver, 18 scienziati si sono confrontati a tavolino al fine di analizzare i possibili scenari futuri che attendono la Terra, concludendo che il pianeta si ridurrà a roccia priva di qualsiasi forma di vita entro l’anno 2100. Uno scenario apocalittico il cui studio è stato diretto da Arne Moers e pubblicato sull’autorevole rivista Nature. Motivo? La degradazione generale della natura e degli ecosistemi, i cambiamenti climatici e più in generale il cambiamento radicale del bilancio energetico globale giungeranno a un punto di non ritorno e diverranno irreversibili. “L’ultimo punto di cambiamento nella storia si è avuto 12 mila anni fa, ossia l’epoca in cui il Pianeta è passato dall’era glaciale a quella attuale denominata interglaciale. I cambiamenti biologici più estremi sono iniziati da circa 1000 anni: è stato come passare dall’essere neonato a adulto in 1 solo anno. Il Pianeta è in una fase di cambiamento ancora più veloce di come la immaginiamo. Ora, un sistema non può passare da uno stato all’altro senza che vi siano conseguenze. Il Pianeta non ha memoria dei suoi stati precedenti e il prossimo cambiamento potrebbe essere devastante. Se una soglia viene superata non vi è possibilità di tornare indietro. La soglia critica potrebbe essere l’uso del 50% delle risorse terrestri dal momento che il 43% è stato già sfruttato“, spiega Moers.
Lo studio ha avuto anche pesanti critiche, come quelle di Aaron Ellison, esperto delle dinamiche legate alla biodiversità e ai cambiamenti climatici dell’Università di Harvard: l’esperto definisce lo studio “banale”, poiché lo stato del Pianeta è ben conosciuto, e quello che resta da capire è solamente quanto tempo ci metteranno i cambiamenti climatici a portare a termine il ciclo di chiusura di questa Era. Questo tipo di studio, si differenzia comunque dagli studi precedenti per l’originalità dei mezzi utilizzati, per la diversità di fonti e la diversità dei modelli, nonché per le prove paleontologiche che per la prima volta, convergono nell’indicare l’imminente distruzione del nostro pianeta. Come ultimo appello gli scienziati hanno individuato una serie di punti che potrebbero evitare la catastrofe:
- Ridurre drasticamente la pressione demografica;
- Concentrare le popolazioni in aree già abitate e lasciare che gli altri territori ritrovino il loro naturale equilibrio;
- Livellare il tenore di vita delle persone più ricche sulle popolazioni più povere;
- Sviluppare una nuova tecnologia per produrre e distribuire le risorse alimentari proteggendo il suolo e la fauna selvatica.
A prescindere da quello che sarà, noi crediamo che questi punti possano comunque servire per salvaguardare il nostro amato pianeta.