
Sta per tornare e potrebbe contribuire a fermare la stagione degli uragani, El Niño, il fenomeno che si ripete ciclicamente, provocando il riscaldamento della temperatura di superficie del Pacifico centrale e orientale, influendo il clima dell’intero pianeta. Quest’anno El Niño sta per compiere il grande ritorno dopo tre anni e secondo gli esperti potrebbe contribuire a fermare la stagione degli uragani, che gia’ in maggio e giugno si sono fatti sentire nell’Atlantico. Secondo i meteorologi statunitensi, come riporta il quotidiano Usa Today, ”dopo quasi tre anni di assenza, El Niño si sviluppera’ nei prossimi mesi” lasciando spazio a ”un finale tranquillo per la stagione degli uragani“. Sulla stessa linea il climatologo Vincenzo Ferrara, dell’Enea, che ha ricordato come il fenomeno ”si sta riformando anche se sembra sia piu’ piccolo del previsto”. El Niño, secondo Ferrara, investe principalmente il Pacifico, la parte occidentale degli Stati Uniti e l’Australia; inoltre, forse a causa dei cambiamenti climatici, negli ultimi anni e’ ”diventato piu’ frequente”, passando da una ciclicita’ di 7 a una ogni 4 anni. Ma su di noi, ha osservato, ha ”soltanto dei riflessi”. ”Non e’ ancora ufficiale – afferma Brett Anderson, esperto di AccuWeather – ma il trend va nella direzione di formazione de El Niño”, il quale dovrebbe svilupparsi del tutto a settembre, proprio ”nel cuore della stagione degli uragani atlantici”. Lo sviluppo del fenomeno climatico, secondo il meteorologo Jeff Masters di Weather underground, ”significa che la stagione atlantica degli uragani sara’ probabilmente fermata nel 2012 a causa dei forti venti di livello superiore” che tendono ”a lacerare gli urgani prima che si formino”. Allo stato attuale, dopo un avvio precoce, con quattro eventi tra maggio e giugno, in luglio non si sono registrati uragani. Sarebbe il primo senza tempeste dal 2009. L’anno scorso, conclude Ferrara, e’ stato invece l’anno della Niña ”caratterizzata dal raffreddamento delle correnti oceaniche, al contrario del Nino, e responsabile delle alluvioni nel Sud-Est Asiatico e in Australia”.