
Prendendo in considerazioni i dati relativi ai tre mesi precedenti le ondate di caldo eccezionale la ricerca ha permesso di verificare che quando si hanno precipitazioni inferiori alla media in Sud America, penisola Iberica e Australia orientale la probabilita’ di un numero superiore alla media dei giorni caldi aumenta al 70%. La relazione e’ leggermente meno marcata per quanto riguarda Europa Orientale e Meridionale (tra cui l’Italia) e gran parte del Nord America dove i deficit delle precipitazioni aumentano la probabilita’ di estati torride del 60%, una correlazione comunque molto forte.
Come spiegano gli stessi ricercatori, questi risultati mostrano chiaramente che i deficit di umidita’ del terreno rappresentano un fattore rilevante per la previsione di periodi estremamente caldi in molte aree del mondo. Cio’ suggerisce che la possibilita’ di prevedere, anche con diverse settimane d’anticipo, giornate estremamente calde potrebbe essere sostanzialmente migliorata e consentirebbe lo sviluppo di sistemi di preallarme e di misure preventive. A differenza di molti altri studi sui cambiamenti climatici, il lavoro dei ricercatori svizzeri ha analizzato e ricercato per la prima volta correlazioni tra parametri di temperatura e umidita’ distribuiti a livello globale e considerando periodi anche molto lunghi, fino a 9 mesi prima, sull’accoppiamento dei dati presenti e ‘futuri’. La spiegazione di questa correlazione andrebbe comunque associata alla ridotta capacita’ di raffreddamento dell’atmosfera, causata dalla scarsa umidita’ del terreno nei periodi di siccita’.
Clima, nuovo studio dimostra che quando l’inverno è siccitoso, più facilmente d’estate ci sarà molto caldo
