I detriti dello tsunami dello scorso anno in Giappone coprono oggi un’area di 3.200 chilometri nel nord dell’Oceano Pacifico. A precisarlo è stata la prima missione inviata per 28 giorni in mare da tre organizzazioni no-profit: Eriksen’s 5 Gyres Institute, Algalita Foundation e Ocean Voyage Institute. “C’è un’enorme scia. Abbiamo stimato che possa essere pari quasi a un’area di 3.200 chilometri e che il campo di detriti si trova in gran parte nel centro dell’oceano”, ha detto Marcus Eriksen, capitano della Sea Dragon. Tuttavia, ha aggiunto, questi detriti non formano una massa compatta: “Non è esattamente un campo compatto. Piuttosto, molto, molto disperso”. In media, Eriksen e i membri dell’equipaggio hanno incontrato rottami ogni 3,6 minuti, quasi tutti di plastica.
Stando alle stime del governo di Tokyo, sono quasi 5 tonnellate i detriti riversati in mare dal terremoto e dallo tsunami del marzo 2011, che si sono sparsi nell’Oceano più velocemente di quanto previsto dagli scienziati: gli oggetti leggeri hanno cominciato a toccare terra già lo corso inverno, trasportati da venti e correnti. E a ottobre dovrebbe colpire le coste dell’America del Nord: “Non sarà una valanga, un’ondata di detriti che colpisce l’America del Nord in una sola volta – ha precisato Eriksen, citato oggi dal Guardian – arriveranno a manciate, lentamente”.
