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Gran caldo in Marocco per effetto del “Chergui”; Marrakesh sfiora il muro dei +49.0°C stabilendo un nuovo record di caldo assoluto
Una forte ondata di calore ha colpito l’area del Maghreb, soprattutto il territorio marocchino, dove le temperature sono rapidamente schizzate oltre la soglia dei +49°. Questa intensa ondata di calore è stata generata dall’attivazione dei secchi e roventi venti di “Chergui”, in genere da Est e E-NE, provenienti dai deserti interni. Questo vento può spirare spesso, è per più giorni, lungo le coste atlantiche del Marocco. Oltre a portare tanta polvere e sabbia dai deserti del Maghreb produce rapide e forti scaldate, con i termometri che schizzano sopra i +42° +44°, per l’effetto favonico prodotto dalle raffiche di caduta dai rilievi della catena montuosa dell’Atlante occidentale. Per questo motivo il “Chergui” non è molto amato dalle popolazioni marocchine visto le elevate temperature e la presenza di un enorme quantità di pulviscolo desertico, trasportato dai deserti interni del Marocco, che rende l’aria irrespirabile, causando molti disagi, soprattutto nei soggetti anziani e coloro che soffrono di disturbi respiratori. Dal punto di vista sinottico questo vento si attiva ogni volta che l’anticiclone delle Azzorre, disteso lungo i paralleli, va ad invadere con il suo bordo orientale il Mediterraneo occidentale, mentre al contempo una “lacuna barica”, con pressione poco più bassa dei valori medi, si va ad isolare davanti l’Atlantico, poco a largo delle isole Canarie o di fronte il Portogallo meridionale.
Questo tipo di impostazione barica predispone le isobare che si estendono dal margine meridionale dell’anticiclone oceanico quasi in parallelo alla costa del Marocco settentrionale. Tale predisposizione delle isobare lungo le coste marocchine origina sostenuti venti da Nord-Est o E-NE che dall’ovest dell’Algeria si muovono verso il Marocco. Una volta colpita la barriera formata dalle montagne dell’Atlante, oltre i 3000-4000 metri, la ventilazione da Nord-Est tende a essere deviata più da E-NE o da Est, raggiungendo le coste atlantiche marocchine con una componente più tipicamente orientale. Difatti, superando le elevate vette delle montagne dell’Atlante marocchino, i venti caldi di “Chergui“, discendendo lungo il versante sottovento verso la costa atlantica, si sono ulteriormente scaldate per “compressione adiabatica”, arrivando sulle aree sottostanti come correnti d’aria favoniche veramente “bollenti”. Grazie all’azione favonica del “Chergui” nel primo pomeriggio di lunedì 16 Luglio 2012 la città di Marrakesh, posta a circa 468 metri di altezza, ha sperimentato un impressionante aumento termico, con un picco assoluto di ben +48.9° all’ombra.
L’incredibile temperatura massima nella nota località marocchina è stata accompagnata da un tasso dell’umidità relativa che si è attestato sul 7 %, segno evidente dell’effetto favonico. Mandando in archivio una massima di ben +48.9° Marrakesh è stata in grado di stabilire il nuovo record assoluto di caldo, bruciando letteralmente il precedente record di caldo di +46.9° (ben +2°) risalente allo scorso martedì 26 Giugno 2012. Inoltre, oltre a stabilire il nuovo record assoluto di massima il dato di Marrakesh è riuscito a sfiorare per soli 2 decimi il record nazionale marocchino che appartiene alla stazione aeroportuale di Agadir che il 30 Luglio del 2009, durante un intenso episodio di “Chergui”, ha segnato una temperatura massima di +49.1°. Bisogna sottolineare che i +48.9° della città di Marrakesh si portano a soli+1.8° dal record assoluto di massima dell’Africa, che appartiene a Semara, località della regione separatista del Sahara Occidentale, con +50.7°. In quota le isoterme di +31° +32° a 850 hpa sono riusciute a superare la barriera dell’Atlante.
Temperature molto alte anche a Kasba Tadla che ha archiviato una max di +46.2°, e i +45.6° di Beni Mellal. Oltre al dato di Marrakesh va citato pure quello di Safi che va vicina al suo record assoluto di +47.2° del Luglio 1967. Allora il “Chergui” si concentrò poco più a nord. Si tratto di un “Chergui” mostruoso che fece schizzare la temperatura fino a +48° nella capitale marocchina Rabat , due gradi e mezzo oltre qualsiasi altra temperatura mai raggiunta prima. Evidentemente l’effetto favonico indotto dai rilievi dell’Atlante può essere veramente tremendo in Marocco, però devono sussistere tutti i fattori giusti in un dato luogo, specie i tassi di umidità relativa molto bassi e raffiche di vento di caduta che provocano una consistente azione di “compressione adiabatica”. Molto probabilmente se si potesse tappezzare tutta la fascia pianeggiante rasente la costa e le limitrofe aree interne a bassa quota , nei peggiori eventi di “Chergui”, si potrebbe superare pure lo storico record di caldo assoluto di Semara (Sahara occidentale), che con i +50.7° detiene la temperatura più alta registrata in Africa dal dopoguerra. Un valore che può definirsi abbastanza affidabile a differenza di molti altri dati inaffidabili che hanno caratterizzato la storia climatologica del continente africano.