Un nubifragio temporalesco di inaudita violenza, accompagnato da una consistente attività elettrica e fulminazioni, tra la serata di sabato 21 e le prime ore di domenica 22 Luglio, ha colpito duramente l’area metropolitana di Pechino, causando ingentissimi disagi e purtroppo anche delle vittime. Secondo quanto riferito dalle autorità cinesi le vittime del nubifragio pechinese sarebbero almeno 37. Quasi tutte sarebbero da attribuire per annegamento o fulminazione dovuta al cedimento delle linee elettriche a seguito del fortissimo temporale. In poche ore sulla capitale cinese è scesa giù una quantità d’acqua davvero immensa che solitamente può cadere in più di due giorni. In molte aree della città sono caduti dai 170 mm fino ai 200 mm in poche ore. Ma picchi di oltre i 400 mm sono stati registrati nei sobborghi più periferici di Pechino, soprattutto nel settore occidentale dove si sono registrati i massimi pluviometrici di quest‘evento precipitativo eccezionale per la regione. Veramente impressionante il dato pluviometrico registrato nel sobborgo più occidentale di Fangshan dove sarebbero caduti ben 460 mm in appena 24 ore. Si tratterebbe dell’episodio precipitativo più intenso degli ultimi 60 anni per la storia climatica di Pechino e dei suoi innumerevoli sobborghi della sua periferia.

Una vera e propria bomba d’acqua che non poteva non produrre estesi allagamenti e inondazioni su un’area cosi vasta attorno alla grande metropoli della Cina nord-orientale. L’intensa precipitazione, che ha colto di sorpresa la popolazione, ha determinato l’allagamento di diversi quartieri della città e della provincia. Molte strade si sono trasformate in autentici pantani, mentre i vari sottopassaggi sono rimasti completamente inondati da diversi metri d‘acqua. Migliaia di macchine e motorini, a causa degli estesi allagamenti, sono rimasti impantanati nel già caotico traffico pechinese. In pochissime ore di pioggia torrenziale la capitale cinese è rimasta completamente paralizzata, il traffico è stato letteralmente paralizzato, mentre molti automobilisti sono stati costretti ad abbandonare i propri autoveicoli travolti da un autentico fiume d’acqua. Circa 30.000 persone sono state evacuate dalle proprie abitazioni per gli allagamenti. In alcuni quartieri l’acqua ha invaso diverse abitazioni, specie ai primi piani. Inevitabili i disagi pure al grande aeroporto internazionale di Pechino. Molte piste sono state allagate dalle forti precipitazioni, ciò ha comportato l’annullamento di numerosi voli. Almeno più di 500 i voli cancellati, con oltre 80.000 passeggeri bloccati nello scalo.
Ma la situazione rimane molto critica anche nella regione attorno Pechino, interessata da piogge molto intense che si succedono da giorni. In sette province e nella municipalita’ di Chongqing, il pericolo di frane e alluvioni lungo il bacino del fiume Azzurro ha costretto oltre 555mila persone a lasciare le proprie abitazioni, come dichiarato da un funzionario del China Daily. Secondo i media locali già dallo scorso giovedì sera, il bilancio di quattro giorni di piogge incessanti ammontava già a 19 morti e sette dispersi. Le regioni maggiormente colpite dal disastro sono quelle dello Anhui, Zhejiang, Jinagxi, Hubei, Hunan, Sichuan e Guizhou. Intanto il governo cinese ha dichiarato il livello di allerta 4, definendo lo stato attuale in alcune aree orientali del Zhejiang il peggiore dal 1955 ad oggi, mentre l’agenzia di stampa Xinhua ha reso nota l’avvenuta rottura di due dighe con la conseguente inondazione di due città e 21 villaggi. Nel frattempo Pechino sta cercando di tornare lentamente alla normalità dopo il nubifragio. Lo scorso 15 giugno, il Ministero cinese delle Finanze e quello degli Affari Civili avevano stanziato per le regioni dello Hubei e dello Hunan, 130 milioni di Yuan (circa 14 milioni di euro) allo scopo di finanziare la ricostruzione delle abitazioni crollate e sostenere la popolazione colpita dalle alluvioni. Fondi sussidiari per 35 milioni di Yuan (3,8 milioni di euro circa), invece, erano stati destinati alla provincia calamitata del Guizhou. Stesso scenario ma copione differente: il 2011 non sembra essere cominciato nel migliore dei modi per il Dragone che dopo mesi di siccità, la più grave dal 1954, non ha avuto nemmeno il tempo per tirare un sospiro di sollievo. La regione del Fiume Azzurro non è nuova ai disastri ambientali, tanto meno alle inondazioni. Esattamente un anno fa, smottamenti, frane e precipitazioni si erano abbattute sulla regione causando centinaia di vittime.
