
Non e’ la prima volta che l’esecutivo di Morales dichiara guerra alla tipica bibita ”yankee”: proprio l’anno scorso in Bolivia e’ stata lanciata una bevanda locale, la ”Coca-Colla”, che imita persino nei colori dell’etichetta, oltre che nel nome, il prodotto dell’omonima multinazionale Usa. Una chiara provocazione in risposta a quello che, nel Paese latinoamericano, e’ visto come emblema per eccellenza della temuta globalizzazione. Le sedi dell’industria americana in Bolivia, tra l’altro, nel tempo sono state sottoposte a rigidi controlli fiscali, per invidividuare eventuali irregolarita’. Nelle intenzioni del governo, inoltre, dietro alla sua abolizione ci sarebbe anche la volonta’ di difendere la principale risorsa nazionale, le foglie di coca, alla base di sempre piu’ numerosi prodotti di consumo. Compresa la Coca-Cola ufficiale, anche se l’azienda con sede ad Atlanta non lo ha mai ammesso (nonostante voci contrarie, secondo cui ne vengono importate 180 tonnellate all’anno, soprattutto dal Peru’). Ma l’avversione verso la Coca-Cola non riguarda solo la Bolivia: nel 2005, indios del sud-est colombiano presentarono al mondo la ‘Coca Sek’, che pure si basava su estratti di coca. L’invenzione pero’ venne proibita dal Consiglio internazionale per il controllo dei narcotici (Incb) dell’Onu.