
L’estate 2012, come temevamo, è partita nel peggiore dei modi sotto l’aspetto meteo/climatico. Dal mese di Giugno una serie di intense ondate di calore, alcune anche piuttosto intense e molto lunghe come quella in atto negli USA centro-meridionali, ha scaldato sensibilmente le terre emerse di tutto l’emisfero boreale, portando ad una rapida fusione dei ghiacci e del manto nevoso presente lungo le latitudine artiche, fra l’area canadese, l’Alaska, lo sterminato territorio siberiano, l’estremo nord della Russia europea, la Lapponia e le coste della Groenlandia. Ormai nell’emisfero boreale non ci sono più località a livello del mare, o a quote particolarmente basse, dove si possa trovare un po’ di neve al suolo. In più il sensibile rialzo delle temperature dell’aria, su valori positivi, in sede artica, ha comportato uno scioglimento anticipato del ghiaccio marino della banchisa artica, tanto da aprire vasti tratti di acque libere dai ghiacci, come nel mare di Barents e in quello di Kara. Il rapido scioglimento e l’arretramento dei ghiacci marini del Polo Nord, come abbiamo già avuto modo di spiegare in precedenti articoli, origina delle pesanti conseguenze che si ripercuotono su scala globale.
Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera. Nel periodo primaverile ed estivo, quando inizia l’arretramento dei ghiacci marini della banchisa del Polo Nord e il vortice polare (caratterizzato da geopotenziali bassi alla quota di 500 hpa) comincia gradualmente ad indebolirsi e a restringersi su una determinata area del mar Glaciale Artico, le “onde di Rossby” tendono a rallentare la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei Pattern climatici abbastanza durevoli che potrebbero portare ad una maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi che derivano da condizioni prolungate, come siccità, inondazioni, ondate di freddo o avvezioni d’aria calda con onde mobili di calore insistenti per intere settimane. Tale pattern climatico, enfatizzato dal rapido scioglimento dei ghiacci artici e dalla riduzione delle aree interessate dall’Albedo, ha favorito l’avvento cosi frequente di queste continue ondate di calore lungo la fascia temperata dell’emisfero boreale, agevolando la costruzione di ampi e robusti promontori anticiclonici di blocco sub-tropicali, ben strutturati in quota dalle ampie ondulazioni orarie della “Jet Stream”.
Attualmente un robusto anticiclone di blocco sub-tropicale, a cuore molto caldo, è presente nel centro-sud degli USA, dove continua una eccezionale ondata di calore che finora ha provocato l’abbattimento di oltre 2000 record secondo quanto riportato dal NOAA. Ma questa circolazione più meridiana, indotta dal rallentamento della “corrente a getto” che genera queste grandi ondulazioni planetarie, è anche la principale causa delle latitanza dell’anticiclone oceanico delle Azzorre dal Mediterraneo. Esso, invece di distendersi con il proprio bordo orientale verso il mar Mediterraneo centro-occidentale, tende a rimanere relegato in pieno Atlantico, propagandosi con i propri elementi verso le alte latitudini, fino a lambire l’Islanda e le coste più meridionali della Groenlandia. Sul Mediterraneo si viene cosi a scavare una “lacuna barica” che viene prontamente colmata dalla risalita dell’opprimente e caldo anticiclone sub-tropicale libico-algerino che approfittando delle ondulazioni cicloniche (saccature) che affondano sul vicino atlantico, davanti la costa portoghese, tende a gonfiarsi, posando i propri elementi più settentrionali (la cosiddetta “cupola”) tra la Spagna e l’Italia, originando le intense avvezioni calde che in questo periodo investono le nostre regioni, facendo schizzare i termometri oltre i +39° +40°. Questo trend pare destinato a durare per buona parte del periodo estivo, condizionando l’andamento meteo/climatico dell’intera stagione. Già sul finire di settimana, fra sabato, domenica e lunedì, una nuova e intensa ondata di calore, proveniente dall’arroventato entroterra desertico algerino, interesserà le nostre regioni centro-meridionali e le isole maggiori, dove i termometri potranno raggiungere la soglia dei +38° +40° nelle località più interne, mentre sulle coste e le aree di pianura si supereranno i +35° +36° di massima con estrema facilità.
