“Esperimenti come Atlas e Cms -prosegue il presidente dell’Infn- sono il frutto di grandi collaborazioni internazionali. La componente italiana in questi esperimenti, nel personale dell’acceleratore e nella direzione del Cern, e’ importante e molto qualificata e il contributo dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e’ stato decisivo nella costruzione e nella messa in opera di parti cruciali dei rivelatori. Questa scoperta e’ anche il frutto dell’eccellenza della ricerca italiana in questo campo e dell’entusiastico contributo di tanti giovani ricercatori a tutte le diverse fasi di questa impresa“. Le tecnologie di frontiera impiegate negli esperimenti a LHC sono state, sono e saranno il punto di partenza per realizzare apparecchiature innovative quali ad esempio la Tomografia a Emissione di Positroni (PET) e i magneti ad alto campo della Risonanza Magnetica (RM), contribuendo quindi a costruire una societa’ migliore, come fortemente indicato e voluto dalla Comunita’ Europea.
Ferroni quindi sottolinea anche l’impotanza di ricerche di base come questa realizzata al Cern per lo sviluppo della conoscenza e per lo sviluppo industriale di un Paese. “La tecnologia di punta utilizzata nell’acceleratore e negli apparati sperimentali -spiega- ha richiesto un grande sforzo competitivo da parte della nostra industria che e’ riuscita ad aggiudicarsi molte delle commesse del Cern per Lhc e, spronata a operare in un ambiente di tecnologie di punta, ha aumentato in modo molto significativo la competitivita’ industriale del nostro Paese“.
