
Infatti proprio mentre scriviamo, oltre 2mila operai hanno lasciato il posto di lavoro e sono usciti all’esterno dello stabilimento Ilva avendo avuto sentore che possa essere ormai imminente la notifica del provvedimento di sequestro degli impianti da parte dei carabinieri. Gli operai sono pronti a marciare sulle statali Appia e 106, il corteo potrebbe anche spostarsi in citta’.
In tutto, circa 5mila lavoratori dell’Ilva di Taranto, usciti dallo stabilimento siderurgico dopo aver appreso dell’imminente notifica del sequestro degli impianti e della chiusura dell’area a caldo, si stanno dirigendo in corteo verso Taranto per raggiungere la Prefettura e probabilmente bloccare il ponte girevole. Lo si e’ appreso da fonti sindacali.
“La procura di Taranto ha fatto il suo dovere. Con il sequestro dell’Ilva si sancisce la sconfitta della politica e delle istituzioni perche’ a Taranto si e’ conclamato in questi anni il disastro piu’ grande della storia della Repubblica italiana“. Cosi’ il leader dei Verdi, Angelo Bonelli commenta l’iniziativa della magistratura costretta a disporre il sequestro di alcune aree dell’Ilva a corollario degli arresti domiciliari disposti per cinque persone (tra gli altri l’ex presidente dell’azienda oltre che l’ex direttore dello stabilimento) a cui sono contestati una serie di reati gravissimi, tra cui quello di disastro ambientale. Il provvedimento comporta il blocco di tre aree, a quanto si apprende senza facolta’ d’uso, cosa che determinera’ lo stop degli impianti. Intanto sale la tensione a Taranto dove gli operai, alla notizia dell’imminente sequestro da parte dei carabinieri, hanno lasciato il posto di lavoro e sono usciti all’esterno dello stabilimento Ilva. “Non ci saremmo trovati in questa contraddizione, con gli ospedali pieni di bambini malati e gli operai sulle barricate, se la politica non avesse taciuto per tutti questi anni: a Taranto si sarebbe dovuto fare come in altri Paesi del mondo dove si e’ stati capaci di riconversioni ecocompatibili che hanno prodotto un’occupazione doppia o tripla rispetto al passato” dice Bonelli. L’inchiesta e’ stata avviata nel 2008 e da allora la procura ha avviato una sorta di moral suasion nei confronti delle istituzioni locali e nazionali responsabili delle politiche di prevenzione dell’inquinamento. I reati contestati sono infatti, oltre a quello di disastro ambientale, avvelenamento di sostanze destinate all’alimentazione, violazione delle norme a tutela dei lavoratori, oltre ai normali reati in materia di inquinamento atmosferico e ambientale, nonche’ danneggiamento aggravato di beni pubblici. Nonostante le contestazioni l’impianto ha continuato a funzionare e anzi ha ricevuto nel 2011 anche l’autorizzazione integrata ambientale dal ministero dell’Ambiente. Autorizzazione poi sottoposta a revisione dopo la lettera inviata dal capo della procura di Taranto Franco Sebastio, al neo ministro Corrado Clini che ha disposto la revisione del procedimento.