Un consiglio straordinario sulla centrale a carbone che dovrebbe sorgere a Saline di Montebello Jonico, nel reggino, e’ stato convocato per domani a palazzo Campanella. Molto nutrito, in Calabria, il fronte del no. In testa le associazioni ambientaliste che chiedono ai consiglieri regionali di impugnare il decreto Via emanato un mese fa esatto dal governo e che costituisce un passo in avanti per la realizzazione del sito. Il progetto e’ curato dalla multinazionale svizzera Sei, che continua a insistere sulla sicurezza dell’impianto in termini di impatto ambientale e mostra i benefici che la centrale produrrebbe sul territorio. Di recente si sono riuniti i sindaci dell’area grecanica reggina interessati e il dibattito e’ ancora aperto tra favorevoli, contrari e indecisi. Il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, ha sempre ribadito la sua contrarieta’ alla realizzazione dell’opera, lasciando tuttavia la decisione finale ai territori. Le opposizioni del consiglio regionale della Calabria sono per lo piu’ orientate in senso contrario alla centrale a carbone di Saline Joniche.

Il capogruppo del Pdl Gianpaolo Chiappetta auspica che domani ci sia un dialogo aperto e franco tra tutte le componenti del consiglio regionale. ”Penso dunque che al di la’ della posizione di un singolo partito, quand’anche sia un partito di maggioranza, cio’ che conta e’ definire con un supplemento di confronto la posizione del sistema Calabria, tutte le forze politiche hanno l’obbligo di valutare il tema, recepire le posizioni espresse dai territori e dalle parti sociali, decidere, ed io auspico unitariamente, nell’interesse della Calabria. In estrema sintesi“, conclude Chiappetta, ”quando si parla di investimenti finanziari di tale portata lo sviluppo e le ricadute sul territorio esistono a prescindere, il problema non e’ l’occasione di sviluppo a breve e medio termine ma gli effetti a lungo termine sul sistema economico e l’impatto perenne sul territorio e sull’ambiente. A titolo personale le posso dire che l’Italia ha assoluto bisogno di colmare il gap energetico, penso che sulle fonti rinnovabili e le energie alternative tanto ancora possa essere fatto”. Il presidente del gruppo del Partito Democratico, Sandro Principe, conferma la propria contrarieta’ alla costruzione dell’impianto. ”Il gruppo del Pd – afferma in un nota- in piu’ occasioni ha avuto modo di evidenziare, nelle sedi istituzionali, in convegni e sulla stampa, la propria contrarieta’ alla costruzione della centrale a carbone proposto dalla societa’ Saline Energie Ioniche spa nel Comune di Montebello Jonico e ha sostenuto ogni iniziativa utile alla realizzazione di un progetto di bonifica e di riqualificazione produttiva dell’area di Saline Ioniche, rispettando la vocazione ambientale e turistica del territorio. A tal proposito e’ utile ricordare che il Governo di centrosinistra aveva predisposto un progetto di utilizzazione turistica dell’area, approvato dal Cipe”.
Nella seduta del consiglio regionale di domani il Pd chiedera’ al presidente della giunta Giuseppe Scopelliti ”di impugnare, presso le sedi competenti, il provvedimento di autorizzazione alla costruzione della suddetta centrale, rilasciato dal Governo Monti. Cio’ –aggiunge Principe– in ossequio alla volonta’ espressa dai Governi e dai Consigli regionali che si sono succeduti dal 2000 ad oggi, interpretando la volonta’ dei calabresi che ritengono essenziale la tutela e la valorizzazione dell’ambiente per lo sviluppo della nostra Regione”. Anche l’Udc continua a ribadire la propria contrarieta’ al progetto Sei. ”L’impatto ambientale – commenta il capogruppo Alfonso Dattolo– non ci convince molto”. Nemmeno le ricadute in termini occupazionali sembrano un argomento vincente per l’esponente del partito scudocrociato. ”Vedendo altre realta’ come quella di Scandale o di Simeri -aggiunge- mi pare che l’incidenza percentuale dell’occupazione sia dello zero virgola… tutto questo grande impiego non lo vedo”. Dattolo e’ originario del crotonese, che ha vissuto la triste vicenda degli stabilimenti chimici, ”una vasta area di interesse nazionale che ancora si ha difficolta’ a bonificare“. Da questa esperienza il capogruppo dell’Udc ha visto, conclude, ”che difficilmente i luoghi torneranno fruibili come prima”. La Multinazionale Sei difende il suo progetto, respingendo le accuse di impianti obsoleti e sottolineando che le tecnologie sono innovative e pulite. ”La Centrale Sei – afferma in una nota rispondendo alle critiche del sindaco di Motta San Giovanni, Paolo Laganà – adotta tecnologie di ultima generazione, in grado di garantire altissimi standard di efficienza ed emissioni inferiori alla meta’ dei limiti di legge”.
La societa’ punta inoltre sui posti di lavoro. ”Il personale previsto nei cinque anni di costruzione – spiega la societa’ – e’ stimato in circa 1.200 unita’ con punte di circa 1.700 tra il 15° ed il 30° mese, per un totale di 8 milioni di ore di lavoro. Per quanto riguarda l’esercizio della Centrale una volta costruita (la vita media di un impianto del genere supera abbondantemente i 30 anni), le unita’ lavorative dirette previste sono pari a 143 come interni (e solo queste sono quelle che vengono citate) e 132 come personale esterno anch’esso fondamentale al buon funzionamento dell’impianto”. Per il funzionamento della Centrale, secondo la societa’, e’ necessario il totale di tutte queste figure (quindi 275 e non 140 come insistentemente si continua a citare da piu’ parti). Nelle integrazioni progettuali depositate nel luglio 2009 sono state poi fatte anche alcune ipotesi (cautelative) sull’indotto indiretto che potrebbe generasi a valle della costruzione della Centrale, arrivando a stimare complessivamente un’occupazione stabile di circa 480 unità”.
