E pensare che, dopo la tragica moria di api conseguente all’utilizzo di neonicotinoidi, insetticidi killer utilizzati in agricoltura (il picco nel 2007, quando solo in Italia si persero in pochi mesi oltre 200mila alveari), il cui utilizzo e’ stato ripetutamente sospeso dal Ministero della Salute, il settore dell’apicoltura italiana appariva in ripresa, con un’ottima performance produttiva nel 2011 Se la drastica riduzione nella produzione di miele nazionale non comportera’ un rialzo dei prezzi – impensabile, dicono gli apicoltori, in questo momento di crisi – avra’ sicuramente come conseguenza l’aumento dell’import di miele cinese, prodotto attraverso processi industriali e di scarsissima qualita’, ma dal costo nettamente inferiore. Un prodotto sul quale recentemente anche la Commissione Europea ha lanciato l’allarme, in quanto potrebbe contenere polline Ogm, coltivazione vietata in Italia.
Ecco perche’ l’appello degli apicoltori nazionali e’ quello di acquistare e consumare miele made in Italy. ”Ora piu’ che mai si deve porre attenzione al momento dell’acquisto – spiega Hubert Ciacci, presidente della ”Settimana del Miele” – controllando bene l’etichetta, in cui per legge e’ obbligatorio indicare la provenienza del miele. Quest’anno i consumatori avranno forse una minore scelta a disposizione, perche’ alcune varieta’ sono state prodotte in quantita’ ridotte, ma non dimentichiamo che l’Italia e’ il Paese che vanta il maggior numero di mieli uniflorali al mondo, grazie ad un ricco patrimonio di biodiversita’. Ecco perche’ i consumatori possono e devono consumare miele nazionale, magari provando tipologie diverse da quelle utilizzate abitualmente. Il nostro suggerimento e’: meglio un classico millefiori italiano piuttosto che un qualunque miele di indubbia provenienza estera”. Proprio a Montalcino, oltre ad acquistare mieli in arrivo da tutte le regioni, sara’ possibile assistere a momenti di approfondimento e analisi del settore, con convegni e dibattiti che vedranno la partecipazione di esperti, docenti universitari e istituzioni, che faranno il punto su un settore che conta 75mila apicoltori, con 1,1 milioni di alveari, ed un giro d’affari stimato di 70 milioni di euro. Per non parlare del servizio di impollinazione reso all’agricoltura, valutato da 3,5 a 3 miliardi di euro.
Caldo e siccità: crolla del 65% la produzione italiana di miele!
