Ilva Taranto, i giudici del Riesame: “scelta consapevole di inquinare, emissioni nocive ancora in corso”

Per i giudici del Riesame non ci sono dubbi sulle responsabilità dell’inquinamento ambientale dell’area dello stabilimento dell’Ilva di Taranto, determinato nel corso degli anni “attraverso una costante e reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti” dell’Ilva. I giudici del Riesame di Taranto, Morelli, Ruberto e Romano, nel confermare il sequestro senza facoltà d’uso dell’area a caldo dello stabilimento tarantino a cui sono stati posti i sigilli lo scorso 25 luglio, ribadiscono anche gli accertamenti svolti sulla qualità dell’aria, del suolo e dei reparti animali, dai periti del gip durante l’incidente probatorio e scrivono “la gravissima compromissione ambientale sopra descritta, consistente nella contaminazione di una vasta area di terreno compresa tra i territori dei Comuni di Statte e Taranto, che ha comportato ingenti danni economici alle locali aziende zootecniche, ma sopratutto ha creato una situazione di grave pericolo per la salute e la vita di un numero inderminato di persone, è stata causata dall’attività inquinante dello stabilimento siderurgico dell’Ilva, protrattasi per anni nonostante le osservazioni e i rilievi mossi al riguardo dalle autorità preposte alla salvaguardia dell’ambiente e della salute“.

Nel provvedimento, composto di 123 pagine, non ci sono dubbi sulle responsabilità di questo disastro “determinato nel corso degli anni, sino ad oggi, attraverso una costante e reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti“. Così come sono adesso, gli impianti sequestrati, sono pericolosi e necessitano di lavori di adeguamento. “La descrizione dello stato degli impianti dello stabilimento Ilva di Taranto e le numerose e gravi criticità evidenziate dai periti chimici, dal Noe carabinieri di Lecce, dall’Arpa Puglia e dai consulenti tecnici dei pm, mette in luce, oltre alla oggettiva innegabile inadeguatezza dei sistemi di protezione ambientale adottati dal Gestore, una situazione di pericolo ancora in atto e di danno per l’ambiente circostante e, in definitiva, per la salute e la vita dei cittadini di Taranto, in particolare quelli residenti nei quartieri più prossimi all’area dello stabilimento (il rione Tamburi e il centro della città)“.

Sussiste l’urgenza di intervenire con il provvedimento di sequestro atteso che, allo stato, come bene e’ stato evidenziato dai periti chimici, dai periti medici, dagli accertamenti dell’Arpa, dagli accertamenti del Noe, le emissioni di sostanze nocive alla salute della popolazione sono chiaramente in corso e l’adeguamento degli impianti, ovvero l’eliminazione delle non corrette pratiche di gestione delle polveri degli elettrofiltri e di tutte le disfunzioni sopra segnalate comportanti emissioni incontrollate e diffuse a quote basse, non appare piu’ eludibile”. Senza diimenticare che ”una immediata attuazione delle Bat (migliori tecnologie disponibili ndr), gia’ in vigore, garantirebbe la riduzione degli inquinanti stessi”. Lo scrive il Tribunale del Riesame di Taranto nelle motivazioni con le quali conferma l’ordinanza di sequestro di sei aree dello stabilimento siderurgico Ilva del capoluogo jonico disposto dal gip Patrizia Todisco lo scorso 25 luglio nell’ambito dell’inchiesta sul presunto inquinamento ambientale.