
Sono quasi due milioni gli abitanti di Manila che, a causa delle piogge torrenziali e delle inondazioni che si sono abbattute sulla capitale filippina tra lunedì e mercoledì, hanno bisogno urgente di aiuti, di cibo e di beni di prima necessità. Di questi due milioni, 300mila hanno dovuto abbandonare le loro case e sono rifugiate in ricoveri di fortuna. Oggi le acque hanno cominciato a ritirarsi da molti quartieri della metropoli, inondata per l’80% della sua superficie: in 48 ore è caduta una quantità di pioggia pari a quella che cade mediamente in un mese. Le autorità hanno lanciato un appello affinché i volontari si mettano a disposizione dei soccorsi per riuscire a garantire il più rapidamente possibile almeno acqua potabile, cibo e medicine ai sinistrati. “Abbiamo bisogno di più persone che partecipino a questa operazione di soccorso di massa”, ha detto Sheila Alinsangan, della protezione civile. Le previsioni meteo indicano un nuovo peggioramento nei giorni a venire. A Manila e provincia sono morte venti persone a causa delle intemperie, fra le vittime anche nove membri di una stessa famiglia, trascinata via da uno smottamento di terreno in una bidonville a nord della capitale. IN totale sono 73 le vittime delle piogge monsoniche sull’arcipelago. Ma gli esperti puntano in dito, non tanto sulla violenza degli agenti atmoferici, quanto sull’incompetenza delle autorità, sull’usura delle infrastrutture, sull’assenza di canali di scolo e sull’esistenza di bidonville in zone ad alto rischio. L’urbanista Nathaniel Einseidel denuncia “una spirale viziosa” di incompetenza, che rende “asincrona la pianificazione, la programmazione ed l’attuazione” delle opere necessarie.