Il numero di vite perse a causa delle frane, della caduta di massi e delle colate detritiche, è sino ad ora poco quantificato. Ciò accade principalmente in quanto si tendono a classificare gli incidenti rilevanti causati dalle condizioni atmosferiche o dai terremoti che innescano la frana, più che l’evento franoso stesso. Ma David Petley, geografo presso il Centro Internazionale delle frane presso la Durham University, nel Regno Unito, ha compilato un proprio database globale utilizzando le statistiche del governo e alcuni documenti di ricerca. L’autore riferisce che tra il 2004 e il 2010, un totale di 2620 frane hanno causato la morte di 32.322 persone. Questa enorme cifra non comprende le frane innescate dai terremoti, e rappresenta circa la metà delle vittime causate dalle inondazioni. Gli incendi, per confronto, hanno ucciso circa 46 persone ogni anno in media. “Questi risultati sono sorprendenti in termini di vite umane stroncate dalle frane”, dice Rex Baum, un geologo dell’US Geological Survey di Denver, in Colorado. “Un numero – aggiunge – non ben documentato in precedenza su scala globale”. In generale gli incidenti mortali avvengono dove le pareti sono molto ripide, dove ci sono abbondanti precipitazioni almeno per una parte dell’anno, e dove c’è una densità abitativa elevata. “Anche se questa combinazione di fattori non sorprende, non è stato dimostrato statisticamente”, dice Dalia Kirschbaum, un geologo del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland. Questi numeri spaventosi potrebbero inoltre essere sottostimati nelle medie di lungo periodo. Diverse regioni soggette a frane, come la Corea del Nord o l’Etiopia, non segnalano tutti gli eventi che accadono realmente. Inoltre, tutti coloro i quali non muoiono nell’evento stesso, ma solo a lungo termine dopo aver subito danni irreparabili, non vengono conteggiati. Ed infine, l’intervallo preso in esame non conteneva un fenomeno climatico che generalmente aumenta il numero di uragani nei Caraibi e in America Centrale, aumentanto drasticamente il numero di questi incidenti: El Niño, il surriscaldamento delle acque del Pacifico. L’archivio non copre abbastanza anni da poter essere utilizzato per eventuali previsioni, ma consente di stabilire che la frequenza del fenomeno è in aumento. Le popolazioni nelle aree interessate sono costantemente in crescita, invadendo terreni disboscati particolarmente soggetti a frane. Ma senza dati a lungo termine è difficile stabilire quanto alto possa essere il bilancio in un prossimo futuro. Questo articolo è stato riprodotto con il permesso della rivista Nature. L’articolo è stato pubblicato la prima volta l’8 agosto 2012. Per ulteriori approfondimenti consigliamo la lettura di questo articolo.