
La questione non è puramente teorica e in questi giorni sta facendo perdere il sonno ai numerosi scienziati britannici coinvolti nello studio di una gigantesca ostrica fossile risalente al Triassico, come riporta oggi YahooNotizie.
Il prezioso reperto, 10 volte più grande delle sue attuali discendenti, è stato recuperato da un pescatore che lo ha trovato impigliato nelle proprie reti e, resosi conto dell’importanza del ritrovamento, lo ha consegnato all’acquario di Portsmouth. Qui la conchiglia è stato immediatamente rimessa a bagno nell’acqua di mare per evitarne il deterioramento.
L’ostrica è stata sottoposta a una risonanza magnetica per capire se al suo interno ci potesse essere una perla e in effetti l’esame ha rivelato la presenza di un corpo tondeggiante grande come una palla da golf. Se la scoperta fosse confermata si tratterebbe di un ritrovamento di importanza eccezionale: la perla più grossa mai scoperta fino ad oggi è infatti grande circa la metà di quella che potrebbe essere contenuta nel fossile.
Ma nessuno sembra volersi prendere la responsabilità di danneggiare l’ostrica, che già di per sè ha una notevole rilevanza scientifica: la conta degli anelli sulla conchiglia ha permesso agli scienziati di calcolare che questo esemplare ha vissuto per oltre 200 anni, un età di tutto rispetto per questo tipo di molluschi.
La perla è una forma di difesa del mollusco contro agenti esterni potenzialmente irritannti per i suoi tessuti: quando un parassita o un pezzo di conchiglia riescono a entrare tra le valve dell’ostrica, vengono immediatamente ricoperti da strati successivi di madreperla così da isolarli. A questi si sovrappongono poi svariati strati di calcio e altri minerali che creano il prezioso gioiello biologico.