La terribile inondazione di Manila: 2 milioni di alluvionati, ma è un disastro più politico che naturale. Le foto

Circa due milioni di persone colpite dalle alluvioni, 300 mila sfollati, intere citta’ completamente nel fango. L’emergenza Filippine prende forma nei numeri forniti oggi dal governo di Manila che ha chiesto alla comunita’ internazionale oggi di intervenire con aiuti. “Abbiamo bisogno di piu’ aiuti e piu’ volontari” ha lanciato oggi l’appello il ministro del Welfare Corazon Soliman. “Abbiamo il cibo ma abbiamo bisogno di aiuto per imballarlo spedirlo e distribuirlo massicciamente“. Centri di emergenza sono stati realizzati un po’ ovunque nel Paese ma, ha detto il ministro “ci servono coperte medicine, tappetini e, soprattutto, vestiti asciutti e puliti“. La gente, fuggita dalle case sommerse dall’acqua, affolla ospedali, scuole ed edifici pubblici. In due settimane di piogge monsoniche il bilancio dei morti e salito a 73 in tutto il Paese e potrebbe essere destinato ad andare oltre dal momento che le condizioni di emergenza meteo proseguono.
La devastante inondazione di cui è rimasta vittima in questi giorni Manila, la capitale delle Filippine, non è frutto tanto di un evento naturale, quanto piuttosto il risultato di una pessima pianificazione, di un rispetto approssimativo delle normative e di biechi interessi politici. Nathaniel Einseidel, noto urbanista filippino, punta il dito sulle gravissime colpe dell’amministrazione del Paese e della capitale, una megalopoli di 15 milioni di abitanti, con una rete idrica e fognaria carente e sterminate bidonville periferiche in zone ad alto rischio idrogeologico. Le Filippine, secondo Einseidel, avrebbero il know-how tecnico e potrebbero trovare i finanziamenti necessari per risolvere il problema, ma mancano di visione e di volontà politica. “E’ una mancanza di comprensione dei benefici al lungo termine di una programmazione urbanistica. E’ un circolo vizioso in cui la pianificazione, la politica e l’applicazione delle norme non riescono a sincronizzarsi“, afferma l’urbanista che è stato un responsabile del comune di Manila nel decennio 1979-89.
Dall’inizio della settimana Manila è rimasta inondata per l’80% della sua superficie e le acque hanno raggiunto in alcune strade oltre due metri di altezza. Venti persone sono morte e due milioni di residenti hanno bisogno di aiuti alimentari e di prima necessità. Appena tre anni fa, nel 2009, un diluvio di proporzioni simili, costò la vita a 460 persone e indusse il governo ad impegnarsi a proteggere la capitale da eventi simili. Un rapporto suggeriva di evacuare da “zone a rischio” circa 2,7 milioni di persone, un abitante su cinque. Contemporaneamente, alle porte della capitale, ettari ed ettari di aree verdi sono state distrutte per far posto a zone residenziali per la media e alta borghesia filippina, aggiunge l’architetto Paulo Alcazaren. Ad aggravare la situazione vi è la struttura “patchwork ” con la quale è organizzata la capitale, composta da 16 municipi, ognuno dei quali con un proprio governo, che avvia progetti infrastrutturali senza coordinarli con gli altri. Qualsiasi soluzione al dramma ciclico delle inondazioni avrà dei costi enormi – ricreare bacini idrografici naturali, costruire case a basso costo per tutti gli evacuati dalle bidonville, creare un sistema fognario, spiega l’architetto – “si parla di miliardi di pesos, ma ne buttiamo via altrettanti ogni volta che dobbiamo riparare i danni delle inondazioni“. Ma intanto il ministro dell’Ambiente, Ramon Paje, parla di “nuova normalità” per gli eventi eccezionali, dovuta ai cambiamenti climatici.