Tra queste c’è la stazione automatica di Banco Chinchorro, un’isola poco a largo della costa messicana sud-orientale, che durante il passaggio di “Ernesto” ha riportato una pressione minima scesa fino a 979.4 hpa. Un’altra stazione meteorologica amatoriale, collocata all’interno del Costa Maya Sol Resort, ha segnato raffiche di vento fino a 78 km/h e una pressione di ben 988 hpa lungo il settore occidentale ad ovest dell’occhio di “Ernesto”. Solo queste due stazioni sono finite attorno l’occhio di “Ernesto”, le altre si sono mantenute ad una certa distanza per poter prelevare dati preziosi sulla tempesta. Ciò sta ad indicarci che poco prima del “landfall” la tempesta ha raggiunto lo status di uragano di 1^ categoria, prima di iniziare ad indebolirsi subito dopo aver effettuato il “landfall” sulla terra ferma.
Valori più che sufficienti per alimentare l’attività convettiva che nelle prossime ore si concentrerà soprattutto lungo la parte meridionale della penisola dello Yucatan, dove si formeranno dei “Cluster temporaleschi” molto intensi che potranno scaricare piogge molto abbondanti, in grado di causare estesi allagamenti.
Venti piuttosto intensi, in genere dai quadranti settentrionali o dal quadrante nord-orientale, che investiranno le coste dello stato del Tabasco e Veracruz. Subito dopo il “landfall” “Ernesto” comincerà ad indebolirsi riducendosi progressivamente in una depressione tropicale che sarà in grado di apportare piogge molto intense tra gli stati meridionali messicani di Veracruz, Tabasco e Oaxaca. Procedendo verso l’interno la perturbazione tropicale andrà ad impattare sulle catene montuose interne dello stato di Oaxaca, dove l’effetto dello sbarramento orografico che blocca gli umidi venti orientali che si muovono lungo il bordo settentrionale della circolazione depressionaria potrebbe dare luogo a precipitazioni molto forti che potrebbero generare rapidi allagamenti e l’ingrossamento dei vari corsi d’acqua. I resti di “Ernesto” si dovrebbero dissipare non prima della giornata di venerdì sui monti nel nord dello stato di Oaxaca.
Nell’Atlantico orientale merita menzione una nuova “tropical wave”, proveniente dalle coste dell’Africa occidentale, denominata “Invest 92L”. La piccola perturbazione tropicale però appare piuttosto disorganizzata dalle moviole satellitari mentre nei bassi strati la curvatura ciclonica dei venti non è molto pronunciata per agevolare un rapido sviluppo del sistema in una depressione tropicale. L’attività convettiva interna a “Invest 92L” non è nemmeno poi cosi intensa, presentandosi solo a sprazzi. Inoltre la perturbazione tropicale, nata nel Sahel occidentale, durante il suo cammino lungo l’Atlantico tropicale verrà circondata, sia nel suo lato settentrionale che occidentale, da influssi di aria più secca che inibiranno notevolmente un suo eventuale approfondimento man mano che si sposterà su acque molto calde. In più, nelle prossime ore, questo piccolo sistema tropicale entrerà su un’area caratterizzata da moderato “Wind Shear” che certo non deporrà a favore di una sua intensificazione. I modelli matematici però continuano a rimanere molto incerti sul futuro di “Invest 92L”. Alcuni, come l’americano GFS, propongono un leggero sviluppo della “tropical wave” che entro la giornata di sabato potrebbe raggiungere le Piccole Antille, portando intensi rovesci di pioggia con venti sostenuti. Un’altra “tropical wave”, in fase di formazione fra il sud del Mali, la Guinea e il Senegal, dovrebbe prendere sviluppo nella notte fra giovedì e venerdì.
