
Una seconda tragedia, questa però in volo e in mondovisione, la sfiorò poi l`Apollo 13 ma – anche alla luce del successivo programma shuttle – non si può non essere meravigliati da quanto tutto sia filato liscio, considerando che gran parte della tecnologia utilizzata era di fatto inedita. Per questo furono necessarie numerose missioni preliminari, senza le quali la “prima volta” dell`Apollo 11 non sarebbe stata possibile. Negli archivi rimangono i nomi dei dodici astronauti che in sei missioni hanno posto piede sulla Luna. Ma quando Gene Cernan rimise piede sul Lem per rientrare a casa sapeva già che sarebbe stato l’ultimo: l’opinione pubblica aveva voltato da tempo le spalle all’Avventura. La sua lezione è anche quella dell`intero programma: l`uomo ama il meraviglioso, è vero, ma ci si abitua fin troppo in fretta; Kennedy si era trasformato in un eroe caduto, i Sessanta erano finiti, i Beatles si erano sciolti e alla Casa Bianca c`era Richard Nixon. I contribuenti si erano stancati di finanziare quella che era diventata in modo quasi imbarazzante una routine, né gli importava troppo del`aspetto scientifico (quintali di rocce, ancora oggi non tutte analizzate): il progetto Apollo si rassegnò a partorire lo Skylab, a collaborare con i russi e a fare spazio agli shuttle, lasciando l`esplorazione umana dello spazio a un futuro incerto. Un futuro che potrebbe essere prossimo, grazie al nuovo “Constellation” (un nome scelto da un`agenzia pubblicitaria, un dubbio auspicio ma al passo coi tempi), ma che al momento rimane tuttavia poco più di un nome sulla carta complice la crisi e il relativo taglio dei bilanci. In prospettiva, la Casa Bianca non dovrà decidere se regalare un altro sogno, ma se veramente sia tale: se il ritorno sulla Luna o la “conquista” di Marte valgano veramente la pena agli occhi di un`umanità che, alle prese con i problemi attuali, non abbia più voglia di fare un altro “passo da gigante”.
Morte Armstrong, il “Programma Apollo”: l’ultima epopea moderna
