Nel Canale di Sicilia un “arcobaleno in fondo al mare”: biodiversità straordinarie con 96 specie diverse

Foreste di gorgonie e coralli di profondita’, spugne, tartarughe e balenottere in transito, ma anche specie ittiche di interesse commerciale come il nasello e la triglia. Il Canale di Sicilia e’ uno dei mari a piu’ elevata biodiversita’ del Mediterraneo, come conferma la spedizione scientifica organizzata da Greenpeace con la collaborazione degli esperti dell’Ispra, realizzata a bordo della nave Astrea e che ha esplorato in particolare il Banco Avventura e il Banco di Graham. Con l’ausilio di un veicolo filoguidato dotato di telecamera, la cosidetta tecnologia Rov utilizzata per la prima volta per monitorare questi banchi del Canale, Greenpeace e gli esperti dell’Ispra hanno raccolto, in due giorni, documentazione a profondita’ tra gli 8 e i 160 metri, identificando ben 96 specie diverse. “Quello che abbiamo visto nella nostra spedizione conferma l’enorme ricchezza e fragilita’ di questi fondali – spiega Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace – Ambienti incontaminati come questi andrebbero tutelati come tesori preziosi e non messi a rischio con le trivellazioni”. Esplorato a una profondita’ tra i 30 e i 55 metri, il Banco Avventura presenta fitte foreste di laminarie e grandi praterie di gorgonie bianche e rosse in ottimo stato di conservazione, a cui si alternano spugne di grandi dimensioni e coralli molli. Il Banco di Graham, parte di un complesso vulcanico ancora attivo, e’ stato esplorato a una profondita’ di 160 metri. Qui il Rov ha fotografato comunita’ di gorgonie di profondita’ e tutte e quattro le specie di corallo nero conosciute per il Mediterraneo.

 La spedizione scientifica di Greenpeace fa parte del tour “U mari nun si spirtusa” per dire No alle perforazioni nel Canale di Sicilia, area interessata da 29 richieste di ricerca di petrolio, di cui 11 gia’ autorizzate. L’impatto di trivellazioni e di un eventuale sversamento in mare di petrolio costituiscono una grave minaccia per la biodiversita’ del Canale di Sicilia in un mare, ricorda Greenpeace, come il Mediterraneo che gia’ soffre di una cronica contaminazione da idrocarburi, causata in primo luogo dalla frequenza di transiti di petroliere e altri trasporti. Per proteggere il Canale di Sicilia, Greenpeace ha messo a punto una ”road map” in quattro fasi che prevede il blocco immediato delle autorizzazioni per progetti di ricerca e perforazione off-shore; la definizione di Siti di interesse comunitario (Sic) per tutelare aree marine di rilevante pregio ambientale nel Canale di Sicilia;l’ istituzione, anche nel Canale di Sicilia, di una Zona di protezione ecologica (Zpe) che permetta di applicare le norme dell’ordinamento italiano e del Diritto dell’Unione Europea, in materia di protezione degli ecosistemi marini; misure di prevenzione, monitoraggio, controllo e repressione dell’inquinamento marino. “Sono tantissimi i comuni costieri che, in queste settimane, si sono schierati con noi contro le trivelle, appoggiati dalla stessa Giunta di governo regionale – sottolinea la Monti – La richiesta della Sicilia al ministero dell’Ambiente e’ chiara: istituire una zona di protezione ecologica nel Canale e creare delle aree protette in zone sensibili come i banchi per fermare la folle corsa all’oro nero”.

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