
La spedizione scientifica di Greenpeace fa parte del tour “U mari nun si spirtusa” per dire No alle perforazioni nel Canale di Sicilia, area interessata da 29 richieste di ricerca di petrolio, di cui 11 gia’ autorizzate. L’impatto di trivellazioni e di un eventuale sversamento in mare di petrolio costituiscono una grave minaccia per la biodiversita’ del Canale di Sicilia in un mare, ricorda Greenpeace, come il Mediterraneo che gia’ soffre di una cronica contaminazione da idrocarburi, causata in primo luogo dalla frequenza di transiti di petroliere e altri trasporti. Per proteggere il Canale di Sicilia, Greenpeace ha messo a punto una ”road map” in quattro fasi che prevede il blocco immediato delle autorizzazioni per progetti di ricerca e perforazione off-shore; la definizione di Siti di interesse comunitario (Sic) per tutelare aree marine di rilevante pregio ambientale nel Canale di Sicilia;l’ istituzione, anche nel Canale di Sicilia, di una Zona di protezione ecologica (Zpe) che permetta di applicare le norme dell’ordinamento italiano e del Diritto dell’Unione Europea, in materia di protezione degli ecosistemi marini; misure di prevenzione, monitoraggio, controllo e repressione dell’inquinamento marino. “Sono tantissimi i comuni costieri che, in queste settimane, si sono schierati con noi contro le trivelle, appoggiati dalla stessa Giunta di governo regionale – sottolinea la Monti – La richiesta della Sicilia al ministero dell’Ambiente e’ chiara: istituire una zona di protezione ecologica nel Canale e creare delle aree protette in zone sensibili come i banchi per fermare la folle corsa all’oro nero”.
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