Con il termine ‘fusione fredda’, reso famoso suo malgrado dal chimico Martin Fleischmann dopo il noto esperimento del marzo del 1989 insieme al collega Stanley Pons, si intende una reazione in cui due nuclei si fondono generando energia a basse temperature. Dopo gli iniziali entusiasmi, sull’onda della possibilita’ di realizzare una fonte di energia economica, inesauribile e a basse temperature, e le susseguenti delusioni le teorie dei due scienziati sono ancora seguite, anche se lontano dall’approvazione della scienza ufficiale.
Il termine ‘fredda’ viene usato in opposizione alla ‘fusione calda’, quella che si sta cercando di ottenere con il reattore Iter, ad esempio, e che richiede altissime temperature per imitare la reazione che alimenta le stelle. L’esperimento di Fleischmann e Pons si basava su una cella elettrolitica riempita di acqua pesante, cioe’ con deuterio al posto dell’idrogeno, con elettrodi palladio e platino, e secondo gli scienziati era in grado di produrre energia 400 volte superiore a quella immessa. Il sistema fu poi descritto sul ‘Journal of Electroanalitycal chemistry’, ma i tentativi di riprodurlo sulla base dell’articolo sono in gran parte falliti. Per questo motivo Fleischmann e Pons furono bollati come ciarlatani, e la fusione fredda, termine coniato non dai due scienziati ma da un collega che studiava la stessa reazione, definita una bufala: “Non avrei dovuto usare il termine fusione fredda – ha poi affermato Fleischmann in un’intervista del 2009 – e avrei dovuto resistere alla tentazione di presentare direttamente la scoperta alla stampa e non tramite i canali tradizionali”.
Negli anni successivi all’esperimento i due scienziati continuarono le ricerche con fondi della Toyota, che furono pero’ ritirati nel 1997. Da allora ci sono stati numerosi tentativi di utilizzare i principi dei due scienziati per realizzare reattori a fusione fredda, o meglio a energia nucleare a bassa energia (Lenr), tutti pero’ accolti con scetticismo. Il sito Pure Energy News ha censito 17mila repliche riuscite dell’esperimento di Fleischmann e Pons in tutto il mondo. Tra le prove italiane c’e’ anche quella “famosa” dell’ingegnere bolognese Andrea Rossi con il suo E-Cat.
