Un’analisi dettagliata della zona di subduzione della Cascadia che si allunga lungo la costa pacifica nordamericana dal Canada meridionale alla California settentrionale, conferma che la regione ha avuto numerosi terremoti negli ultimi 10.000 anni, suggerendo che la costa meridionale dell’Oregon può essere molto vulnerabile agli eventi tellurici. E’ quanto hanno osservato i ricercatori della Oregon State University studiando delle particelle fini attraverso l’analisi del carbonio-14, il quale studio conclude che c’è una probabilità del 40% di un forte terremoto nella regione di Coos Bay nel corso dei prossimi 50 anni. E l’intensità dell’evento potrebbe essere paragonabile a quello che ha devastato il Giappone lo scorso 2011. Chris Goldfinger, autore dello studio, afferma che il margine meridionale della Cascadia ha un livello di ricorrenza molto più elevato per quanto riguarda i grandi terremoti rispetto al margine settentrionale, aggiungendo che una rottura importante sarebbe addirittura in ritardo. “Questo non vuol dire che un forte terremoto non possa colpire da Newport, nello stato dell’Oregon, a Vancouver Island, ma le probabilità che avvenga a sud sono più che doppie”, afferma lo scienziato. In quest’area la frequenza sembra ripetersi ogni 240 anni circa, mentre l’ultimo grosso evento risale ad una datazione più lontana. La pubblicazione, secondo gli scienziati, non è sinonimo di catastrofismo, ma potrebbe far aumentare la consapevolezza dei pericoli e dei rischi sismici, e quindi prevenire in qualche modo l’evento. La zona di subduzione della Cascadia si configura come un margine convergente o distruttivo, presso il quale la crosta oceanica delle placche minori chiamate Juan de Fuca, Explorer e Gorda subducono al di sotto della più vasta placca nordamericana (crosta continentale) con una velocità di 3-4 cm all’anno. La zona di subduzione della Cascadia si salda a sud alla famosa faglia di Sant’Andrea e alla frattura di Mendocino nei pressi del capo Mendocino, mentre a nord tocca la dorsale Explorer e la faglia Queen Charlotte. “Negli ultimi 100.000 anni, l’area ha visto 19 grandi terremoti che si estendevano lungo la maggior parte del margine, da sud di Vancouver Island al confine con la California“, osserva Goldfinger. “Si tratta in genere di terremoti di magnitudo 8,7-9,2, davvero enormi. Abbiamo anche stabilito che ci sono stati altri 22 terremoti che hanno coinvolto solo la parte meridionale della faglia“, ha aggiunto. “Partiamo dal presupposto che questi sono leggermente più piccoli – valutabili intorno alla magnitudo 8.0 – anche se non necessariamente. Allo stato attuale potrebbero avere un impatto devastante“, spiega il ricercatore. Se entro il 2060 non si registrerà un forte evento sismico, avremo superato l’85% di tutti gli intervalli di ricorrenza noti da 10.000 anni. L’ultimo mega-terremoto che colpì il nord-ovest del Pacifico si verificò il 26 Gennaio 1700. I ricercatori hanno osservato i segni di un grande tsunami risalente a circa 3500 anni fa; queste onde anomale non sempre lasciano il segno, ma quelli che lo fanno attraverso la subsidenza costiera o grazie ai depositi palustri, coincidono con la storia dei terremoti. Uno studio di questo tipo, che potrebbe creare panico nella popolazione, dev’essere però attentamente valutato per prepararsi ad aventi sempre accaduti nella storia della Terra, ai quali l’uomo deve adattarsi. Affrontare il compito tuttavia, non è semplice, né tantomeno lo è prepararsi. Patrick Corcoran, uno specialista sui rischi di sensibilizzazione del programma OSU Extension Sea Grant, dice che i residenti della West Coast devono allineare il loro comportamento con questo tipo di ricerca. “Ora che abbiamo capito la nostra vulnerabilità ai mega-terremoti e agli tsunami, abbiamo bisogno di sviluppare una cultura che prepari ad un livello commisurato al rischio” ha detto l’esperto. “A differenza del Giappone, che ha frequenti terremoti e quindi è culturalmente più preparato, noi del nord-ovest del Pacifico non riscontriamo mega-terremoti dal primo insediamento europeo. E poiché non ne abbiamo la cultura – aggiunge Corcoran – non abbiamo la cultura della preparazione. La ricerca, però, è avvincente”. “Questo dimostra chiaramente che la nostra regione ha una lunga storia di questi eventi, e la cosa più importante che possiamo fare è iniziare a prepararci attraverso programmi mirati”, conclude.