Voglio una vita spericolata

A volte ci arrabbiamo se piove e non possiamo uscire. Altre volte ci lamentiamo se fa troppo freddo o troppo caldo. La vita ci sembra troppo piatta e allora ci vien voglia di gridare: “Voglio una vita spericolata”!!

Molti sono riusciti ad averla, quella vita! E alcuni, forse proprio quelli che erano i nostri idoli, quella vita l’anno persa da giovani. Buttata via in nome di un sogno, che forse ha fatto sognare più noi che loro!

Vasco Rossi è stato colui che ha inventato la frase maledetta, usandola come titolo di una sua canzone. Una frase dedicata a Steve McQueen, l’attore che ha effettivamente vissuto una vita spericolata, ma forse è stato quello che quel modo di vita lo ha affrontato con maggior consapevolezza. Famoso per il suo atteggiamento spericolato e da anti-eroe, nonostante sia sempre stato un attore piuttosto problematico per registi e produttori, riuscì sempre ad ottenere ruoli di grande rilievo e ingenti compensi. A 14 anni era già membro di una gang di strada e passò qualche anno in un istituto di correzione. A 18 anni entrò nel corpo dei Marines. Ma la sua passione erano le auto e la recitazione. E divenne attore e pilota automobilistico! Il suo fil più famoso fu “Papillon” ma ciò di cui andava maggiormente fiero erano le sue collezioni di Porsche, di Ferrari e di motociclette Triumph.

I giovani idoli, dalla vita spericolata, sono stati molti, qui vogliamo ricordarne solo un paio, scusandoci verso gli altri.

Il primo a diventare un idolo fu James Dean, che morì il 30 settembre 1955 all’età di soli 24 anni. L’importanza di Dean come icona culturale si riassume perfettamente nel titolo del suo film più celebre: “Gioventù bruciata”, in inglese “Rebel Without a Cause”, letteralmente “ribelle senza una causa”, nel quale ricopre il ruolo del problematico ribelle adolescente Jim Stark. La sua estrema popolarità trova le sue radici in soli tre film e questi furono gli unici film in cui comparve come protagonista.

Nel 1970 morì a Londra “Jimi” Hendrix, sicuramente il più grande degli innovatori nell’ambito della chitarra elettrica. Secondo la classifica stilata nel 2011, dalla rivista Rolling Stone, è stato il più grande chitarrista di tutti i tempi. La sua esibizione in chiusura del festival di Woodstock del 1969 è divenuta un vero e proprio simbolo: l’immagine del chitarrista che, con dissacrante visionarietà artistica, suona l’inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto è entrata di prepotenza nell’immaginario collettivo musicale. Quando morì aveva solo 27 anni e quel numero diede il nome al “Club 27”, che non è un luogo dove si balla o si beve birra, ma l’insieme dei ragazzi diventati famosi e morti all’età di 27 anni.

E l’anno dopo, nel 1971 appunto, morì quello che, per i giovani di allora, era forse il più grande degli idoli: Jim Morrison, anche lui all’età di 27 anni. Jim era il leader carismatico dei Doors, ma per tutti fu uno dei più importanti esponenti della rivoluzione culturale degli anni Sessanta, nonché uno dei più grandi cantanti rock della storia. Poeta maledetto, è ricordato come una delle figure di maggior potere seduttivo nella storia della musica e uno dei massimi simboli dell’inquietudine giovanile. La sua tomba, nel cimitero parigino del Père-Lachaise, è stato uno dei luoghi più visitati della Terra. L’autore del presente articolo è andato a visitarla nel 1994 ed è rimasto meravigliato nel vedere le tombe di molti uomini illustri imponenti ma deserte. Poi ha chiesto al custode (Fatto assolutamente vero!!!): “dove si trova la tomba di Jim Morrison” e ha ricevuto la risposta: “vede quella lunga fila di persone? Vanno tutti lì!”. E quando è giunto alla semplice tomba è rimasto nuovamente sbalordito nel vedere che molte persone, giovani e adulti, piangevano e deponevano un fiore con venerazione davanti alla tomba di quel giovane. Poi raccoglievano u n po’ di terra davanti alla lapide e la portavano a casa come una reliquia. Questo mi ha spinto ad accendere i riflettori su questo cantante, per ricordare la sua vita ricca di denaro ma non di affetti. Di seguito si riporta un brano del libro di Alfio GIUFFRIDA: L’anno del Niño.

“Così Michel, già da bambino, aveva troppi soldi in tasca e una spaventosa carenza d’amore, la sua casa era la discoteca,  il suo mondo era il gruppo di amici che gli stavano attorno, tutti più grandi di lui,  loro con  le chitarre, lui con la batteria, costosissima come ogni regalo di  papà. Quando Jim morì, per lui il mondo si fermò. Pianse molto, prima in  silenzio, poi, a poco a poco, sempre più  apertamente, senza vergognarsene. Non gli  interessava  null’altro,  non aveva più punti di riferimento. Quando la madre riuscì a parlargli, lui le rispose una  sola  cosa: «voglio andar via da quì!» Non poteva resistere sentendo Jim ancora vicino, voleva evadere. Non c’era del resto, a Parigi,  una famiglia che poteva considerare la sua, anche gli amici, dopo la morte del Capo, si erano dispersi, per cui non aveva nessun legame che lo tenesse lì, anzi, solo traumi e ricordi da dimenticare. Poi, con una voce d’oltretomba, aggiunse: «solo quando morirò voglio tornare a Parigi, ed essere sepolto vicino a lui»”.

Recentemente, sempre all’età di 27 anni, è morta una cantante molto amata dai giovani di oggi: Amy Winehouse. Dunque la maledizione del 27° anno è destinata a continuare?

Altre notizie di carattere scientifico si possono trovare sul blog http://alfiogiuffrida.blogspot.com/