”Il lavoro di un astronomo e’ basato sulla speranza. Ogni astronomo si reca al telescopio con la speranza che il tempo collaborera’, che gli strumenti funzioneranno correttamente, che l’oggetto del cielo che abbiamo deciso di osservare fornira’ effettivamente i dati che stiamo cercando. Noi diamo queste aspettative per scontate, tanto che, se ci troviamo di fronte alle nuvole o a un guasto al computer, siamo pronti a ritornare la notte seguente per provare di nuovo”. Lo sottolinea il padre gesuita Guy J. Consolmagno, scienziato dell’Osservatorio Astronomico Vaticano, in un articolo dal titolo ”Studio delle stelle e virtu’ teologali. L’esperienza di un astronomo”, pubblicato sulla rivista ”La Civilta’ Cattolica”. ”Inoltre, un astronomo al telescopio ha anche un diverso tipo di attesa: la trepidazione nel domandarsi quali cose inattese risulteranno dalla sua osservazione. Man mano che ogni nuova immagine compare sullo schermo – afferma padre Consolmagno – noi la osserviamo con apprensione. Potrebbe essere quella che ci mostra qualcosa di nuovo? Quando scegliamo di dedicare la nostra vita allo studio dell’universo, lo facciamo con l’aspettativa di una riuscita. Viviamo nella speranza che i nostri sforzi prima o poi ci conducano a qualche nuova conoscenza sul modo in cui funziona l’universo fisico”. I grandi progetti collegati alla ricerca astronomica – una sonda spaziale o un nuovo potente telescopio – ”possono avere successo soltanto se sono sostenuti dalla speranza”. Ad esempio, inviare una sonda spaziale su Marte, ricorda il gesuita astronomo, costa almeno mezzo miliardo di dollari, per non parlare degli anni di appassionato impegno di centinaia di persone. ”Sappiamo per esperienza che meta’ delle sonde inviate su Marte sono state un fallimento. Ma continuiamo a provare, perche’ nutriamo la speranza che alcune di loro riusciranno nell’intento”.

Astronomia, la testimonianza dei gesuiti: “è un lavoro basato sulla speranza”
