Clima: in montagna a rischio paesaggio, vegetazione e sicurezza

I ghiacciai si ritirano, la vegetazione avanza, i paesaggi alpini cambiano e con loro cambiano anche le condizioni di sicurezza della montagna. Sono questi gli effetti evidenti in alta quota dei cambiamenti climatici. Con l’aumento delle temperature, spiega Nicoletta Cannone, ricercatrice del dipartimento di biologia ed evoluzione dell’Universita’ di Ferrara, ”abbiamo notato una risalita di intere comunita’ vegetali”. In particolare, ”prima in alta quota erano presenti solo le praterie mentre adesso stiamo registrando una forte risalita delle specie arbustive”. Sul Passo dello Stelvio, ad esempio, ”dal 1950 ad oggi e’ stata registrata la percentuale piu’ alta al mondo di espansione della vegetazioni arbustive”. Le Alpi, infatti, ”insieme all’Alaska e alla penisola Antartica, sono i posti dove il riscaldamento e’ piu’ marcato”. Sulle Alpi, dunque, ”si registra una regressione della comunita’ della prateria e un aumento delle comunita’ arbustive”. Quali sono le conseguenze? ”L’arbusto insieme al suo suolo respirano di piu’ rispetto alla prateria. La Co2, dunque, tendera’ ad aumentare invece che diminuire”.

L’effetto, dunque, e’ negativo soprattutto per l’uomo. Ci sono poi alcune specie vegetali ”che possono essere piu’ in pericolo. Come ad esempio la comunita’ delle vallette nivali alpine dove la neve dura per 8 mesi all’anno. Il problema pero’ e’ che nevica di meno, riducendo cosi’ la fonte di acqua disponibile per questi ecosistemi soprattutto nei mesi estivi”. Il paesaggio alpino, dunque, sta cambiando. Cambia la morfologia del territorio e ”aumentano i rischi di erosione e frane”, spiega Umberto Martini, presidente del Club alpino italiano. Le temperature elevate di quest’estate, la siccita’, il ritiro dei ghiacciai, ”sono solo la conferma che qualcosa sta cambiando”. In montagna “aumentano i pericoli” e si complicano le attivita’ di soccorso. Gli interventi piu’ duri, anche per gli alpinisti della forestale, sono quelli per aiutare gli arrampicatori. Su questo, racconta Giancarlo Papitto, Responsabile del Soccorso Alpino Forestale Nazionale, ”stiamo riscontrando le criticita’ maggiori dovute ad un cambiamento della roccia, probabilmente causata dall’innalzamento dello ‘zero termico’. Se temperature maggiori sono ad altitudini sempre piu’ alte, i ghiacci si sciolgono e la roccia diventa meno solida”. “Questo e’ un dato che abbiamo riscontrato questa estate – racconta Giancarlo Papitto – e ci vorra’ del tempo per fare delle statiche complete, ma e’ un primo segnale di disagio dovuto al cambiamento climatico. Ma non e’ solo una questione ambientale perche’ se, davvero, la roccia diventa piu’ ‘friabile’, tanto da non permettere piu’ quegli appigli un tempo sicuri, e’ chiaro che a rimetterci sono le condizioni di sicurezza”.