Dai ghiacci sciolti all’agricoltura: tutte le conseguenze di un’estate calda e siccitosa

I ghiacciai si sciolgono, gli ecosistemi sono a rischio, il mare si riscalda e le montagne diventano piu’ friabili. Ecco in sintesi gli effetti di un’estate considerata tra le piu’ calde della storia, seconda solo a quella del 2003. L’estate del 2012, infatti, secondo una nota della banca dati ‘serie storiche italiane ultrasecolari di parametri meteorologici’ dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, ha fatto registrare un’anomalia di +2,32 gradi rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000. A risentire di piu’ le temperature elevate di questa stagione sono stati i ghiacciai: dall’Artico fino ad arrivare ai nostri rilievi alpini e appenninici. L’estensione del ghiaccio marino artico, ad esempio, ha raggiunto il minimo storico il 27 agosto. Secondo quanto rilevato dal National Snow and Ice Data Center (Nsidc), l’area coperta dai ghiacci artici si e’ ridotta a 1,58 milioni di chilometri quadrati. Nel 2007, ultimo minimo l’area era pari a 1,61 milioni di chilometri quadrati. Il fenomeno, pero’, riguarda anche l’Italia, dove la fusione dei ghiacciai ha colpito non solo i rilievi alpini ma anche quelli appenninici. Ed e’ proprio qui, dove la montagna confina solo con il cielo, che le specie come la pernice bianca, sono piu’ a rischio e soffrono maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici.
Cambia il paesaggio ma cambiano anche le condizioni di sicurezza della montagna. Aumentano, infatti, “i rischi di erosione e frane”, spiega Umberto Martini, presidente del Club alpino italiano. Le temperature elevate di quest’estate, la siccita’, il ritiro dei ghiacciai, ”sono solo la conferma che qualcosa sta cambiando”. Anno dopo anno, sale anche la temperatura del mare ed e’ difficile prevedere come flora e fauna marine si adatteranno ai mutamenti troppo veloci degli habitat. Il rischio, pero’, e’ che potremmo dover dire addio al corallo, che proprio a causa dei cambiamenti climatici si sta progressivamente sbiancando. Una mutazione non solo estetica, visto che l’effetto e’ dovuto alla morte dei polipi che lo compongono a causa del riscaldamento delle acque dei mari e degli oceani. A fronte di un’alterazione dell’ecosistema, i polipi del corallo espellono l’alga che gli conferisce il tipico colore, e la struttura calcarea assume una colorazione piu’ pallida o diventa bianca. Se il fenomeno rientra in tempi brevi, il corallo puo’ riprendersi, ma nel caso dell’aumento della temperatura dell’acqua dovuta ai cambiamenti climatici, il corallo muore e diventa rapidamente oggetto dell’azione distruttiva dei pesci e del mare, sgretolandosi in poche settimane.
I cambiamenti climatici, pero’, stanno stravolgendo anche l’agricoltura. Secondo la Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori, negli ultimi vent’anni il progressivo aumento delle temperature ha cambiato i tempi dell’agricoltura soprattutto al Sud, dove si raccoglie anche 20 giorni prima, e a risentirne sono la vendemmia e la raccolta delle olive, ma anche nocciole, mele e pere. Nella stagione estiva, rispetto al trentennio 1960-1990, i cicli vegetativi si sono anticipati mediamente di 5-10 giorni al Nord e di 7-12 giorni al Centro-Sud, con punte in Sicilia di 15-20 giorni, con riduzioni e anticipazioni importanti per uva da tavola e pesche.