Il disastro dei ghiacci artici; impressionanti anomalie termiche positive sull’isola di Vize, da due mesi neppure una gelata

Lo stato di salute dei ghiacci marini del mar Glaciale Artico è davvero un disastro. Purtroppo, come abbiamo avuto modo di scrivere in vari articoli, quella del 2012 verrà ricordate come una delle estati più calde di sempre per l’area artica, con l’affermazione del nuovo minimo assoluto di estensione del Pack dell’Artico. Ampiamente bruciati, già dalla metà di Agosto, i valori del minimo del 2007. Ma quello che ha sorpreso maggiormente gli scienziati è stata la grande rapidità con cui il ghiaccio marino si è fuso sopra il mar Glaciale Artico, nel giro di pochissimi giorni. In molte aree del Polo Nord lo scioglimento è stato ulteriormente accelerato anche da consistenti fenomeni atmosferici, come venti intensi, tempeste e intenso moto ondoso, che hanno letteralmente eroso e frantumato in mille pezzi i blocchi di ghiaccio della Calotta polare. A tal proposito bisogna anche ricordare che dopo i grandi minimi registrati nell’estate del 2007 e in quella del 2011 buona parte dello strato di ghiaccio molto vecchio, e quindi piuttosto spesso è molto più resistente, che caratterizzava le zone centrali della Calotta, si è sciolta definitivamente, rendendo i ghiacci dell’Artico più giovani, e meno resistenti alle varie sollecitazioni atmosferiche, sempre più vulnerabili ed esposti alla fusione nel periodo estivo. Ma ora vediamo un po’ di dati rilevati dal satellite polare. Secondo le ultime elaborazioni di quest’ultimo l’estensione del ghiaccio marino artico è scesa a 4.10 milioni di chilometri quadrati (1,58 milioni di chilometri quadrati) il 26 Agosto 2012. Questo è stato 70.000 chilometri quadrati (27.000 miglia quadrate) al di sotto del valore registrato il 18 Settembre 2007, quando l’estensione del ghiaccio marino artico si attestava sui 4.17 milioni di chilometri quadrati (1,61 milioni di chilometri quadrati). Quella registrata nell’estate 2012 verrà ricordata come l’estensione più bassa di sempre da quando esistono le rilevazioni satellitari, partite nell’ormai lontano 1979. Tale dato, alquanto sconfortante, conferma come le sei estensioni più basse della storia del Polo Nord si sono verificate proprio nell’arco degli ultimi 6 anni, dopo il grande minimo del 2007.

Questo particolare dovrebbe farci riflettere non poco, visto che sta a segnalare un declino inarrestabile che potrebbe annunciare una sparizione totale del ghiaccio marino durante le estati boreali, tra poco più di 50 anni. Ma la graduale scomparsa dei ghiacci marini dell’Artico rischia di compromettere l’intero habitat polare, con gravissime conseguenze per la fauna locale. La carenza di ghiacci sta mettendo in pericolo l’esistenza di molti animali, come l’Orso Polare, che ogni estate si trova costretto a emigrare sempre più a sud, verso le isole dell’Artico canadese o quelle dell’Artico russo, evitando di rimanere a mollo sopra una immensa distesa di acqua (pur essendo degli ottimi nuotatori gli Orsi Polari hanno molte difficoltà a nuotare per giorni e giorni sopra le acque libere dai ghiacci, tanto che molti esemplari rischiano di morire affogati se non riescono a raggiungere per tempo le isole dell’Artico canadese, spingendosi fino alla Tundra). Le più gravi perdite si sono registrate lungo il mare di Barents, che ormai è completamente libero dal ghiaccio, nel mare di Beaufort e nel mar della Siberia Orientale, L’estensione del ghiaccio rimane vicino alla media stagionale solo al largo della costa nord-orientale della Groenlandia. Non sarà un caso se gran parte delle perdite si siano misurate proprio ad inizio Agosto, a causa del passaggio di una profondissima “polar low” sul mar Glaciale Artico, alcuni blocchi di ghiaccio hanno lambito le coste della Siberia orientale.

Il profondo minimo barico di 964 hpa transitato ad inizio Agosto sul mar Glaciale Artico, responsabile del rapido arretramento dei ghiacci marini

Dopo il passaggio della tempesta una vasta area ricoperta di ghiaccio, nel Mare della Siberia orientale (concentrazioni in genere inferiore al 50%), si è rapidamente sciolta nel giro di pochi giorni. Nei tre giorni consecutivi (il 7, 8 e 9 Agosto) l’estensione del ghiaccio marino è scesa di quasi 200.000 chilometri quadrati (77220 miglia quadrate). Questo rapida fusione è stata originata dalla rottura meccanica del ghiaccio che ha comportato una maggiore fusione, data l’azione combinata dei forti venti e delle grandi ondate, alte anche più di 6-7 metri sul margine più meridionale del mar Glaciale Artico libero dai ghiacci, prodotte dalla tempesta. Difatti, in questa calda estate 2012, sul mar Glaciale Artico non sono mancati gli stravolgimenti barici e le tempeste che hanno spazzato l’intera area, con fenomeni localmente molto intensi. All’inizio di Agosto una profonda circolazione depressionaria, colma di aria piuttosto fredda in quota, si è formata a ridosso delle coste della Siberia orientale per poi spostarsi in direzione del mar Glaciale Artico. Il 6 Agosto 2012 il potente ciclone extratropicale, spostandosi sopra il settore centrale del mar Glaciale Artico, si è rapidamente approfondito, fino a raggiungere un minimo barico al suolo che è sceso sotto i 964 hpa, un valore estremamente basso per questa regione. Le isobare (linee di uguale pressione), molto fitte attorno il sistema di bassa pressione, hanno prodotto forti venti di tempesta che hanno spazzato, con raffiche fino a 130-140 km/h, tutto il settore centrale del mar Glaciale Artico e la banchisa del Polo, provocando anche delle nevicate, con un sensibile abbassamento delle temperature nell’area a nord dell’Artico canadese e dell’Alaska. La profonda “polar low“, scesa fino a 964 hpa, ha insistito sul settore centrale dell’Artico fino ai giorni successivi, per iniziare successivamente a dissiparsi, perdendo buona parte della sua potenza.

Senza ombra di dubbio il transito di una area ciclonica di simile intensità avrà avuto ampie ripercussioni in tutta l’area artica. Gli effetti del suo passaggio però sono veramente complessi. Infatti, mentre gran parte della regione influenzata dal ciclone di inizio Agosto ha subito un calo improvviso della temperatura e nevicate diffuse, le aree interessate dai venti meridionali, lungo il margine est dell’area ciclonica, sono state interessate da un sensibile quanto brusco aumento della temperatura dell’aria per il richiamo di masse d’aria più temperate in risalita dalle latitudini temperate. Dopo il transito della grande tempesta, specie negli ultimi giorni di Agosto, il tasso di fusione dei ghiacci ha rallentato un pò, con una media circa 75.000 chilometri quadrati (29.000 miglia quadrate) al giorno, equivalente alla dimensione dello stato del South Carolina. Tuttavia, questo è ancora molto più veloce rispetto alla velocità normale prevista per questo periodo dell’anno, di circa 40.000 chilometri quadrati al giorno (15.000 miglia quadrate). I ghiacci marini del Polo Nord, purtroppo, pur rallentando la velocità di fusione, dovrebbero continuare a sciogliersi fino alla metà di Settembre, in attesa di un più vasto raffreddamento delle masse d’aria che sovrastano il mar Glaciale Artico, atteso sul finire del mese, con un notevole rinvigorimento dell‘attività del vortice polare. Intanto l’estate del 2012 passerà alla storia anche per le incredibili anomalie positive registrate sull’isola artica di Vize, uno dei luoghi più freddi del pianeta a bassa quota, nell’emisfero boreale. Durante l’intero corso dell’estate, circa due mesi, su una delle isole più settentrionali del mondo, non si è registrata nemmeno una piccola gelata a causa del veloce scioglimento del ghiaccio che fino a Giugno ricopriva l’isoletta artica. Quella di Vize, per circa due mesi in balia di temperature largamente positive (senza un sottozero), resterà una delle anomalie climatiche più impressionanti degli ultimi anni.

L'isola di Vize, nell'Artico russo, durante l'inverno