Dopo i vari editoriali delle scorse settimane torniamo a parlare delle drammatiche notizie provenienti dal mar Glaciale Artico. Tanto per cambiare lo scorso mese di Agosto ha visto il peggior risultato di sempre riguardo l’estensione dei ghiacci marini artici, da quando esistono le prime rilevazioni del satellite polare, iniziate nel 1979. In molte aree, dall’estremo nord delle isole canadesi fino alle coste orientali siberiane, il ghiaccio marino è praticamente inesistente, tanto da agevolare con grande tranquillità la navigazione marittima fra le coste asiatiche e il nord Europa. Come è noto proprio nel mese di Settembre la banchisa artica raggiunge il suo minimo stagionale. Gli ultimi dati a nostra disposizione ci mostrano che anche nei primi giorni di Settembre il ritiro dei ghiacci è proseguito, seppur molto più lento rispetto le settimane precedenti, causa l’eccessiva fusione di strati di ghiaccio marino avvenuta tra i mesi di Luglio e Agosto, quando il Polo Nord veniva costantemente investito da possenti avvezioni di aria calda proveniente niente meno che dalle latitudini sub-tropicali. Purtroppo i dati satellitari sono piuttosto eloquenti e indicano una situazione ben peggiore di quanto previsto fino a qualche mese fa. Va sottolineato pure che in 40 anni è calata del 50% l’area artica ricoperta dal ghiaccio durante il periodo estivo, il momento in cui si registra la massima diminuzione. Di questo bisogna tenerne conto. Continuando di questo ritmo il rischio di una totale sparizione dei ghiacci artici durante i mesi estivi potrebbe farsi sempre più concreto nei prossimi decenni.
Si tratta di un quesito davvero complesso, non è facile dare una risposta certa come non è del tutto agevole stilare una previsione nel dettaglio. Una influenza diretta si potrà avere dalla ripresa dell’estensione dei ghiacci e dalla velocità che permetterà loro di riprendere il terreno perso in questa estate di fuoco. Di sicuro il pessimo stato di salute dei ghiacci del mar Glaciale Artico potrebbe avere un impatto negativo, almeno nella prima parte della stagione. Di questo ne potremo risentire, ma solo temporaneamente. In realtà a bilanciare le sorti della ventura stagione invernale sarà, come al solito, il “vortice polare”. In buona parte il futuro dell’inverno dipenderà proprio dal suo comportamento e dal suo posizionamento nei vari lobi, tra Artico canadese, Scandinavia, Russia europea e Siberia orientale. A ciò vanno aggiunti pure i comportamenti di altri importanti indici climatici, come la presenza di una nuova fase di “El Nino” su una posizione troppo occidentale, “West based”, ed una QBO negativa. In questo ultimo periodo, nella pazza estate artica, il vortice polare è stato un pò latitante per intere settimane, su posizioni fin troppo decentrate da quelle originali. Fortunatamente nel corso del fine settimana dopo la profonda crisi estiva, il vortice polare tornerà nuovamente in attività, seppur in ritardo sulla tappa di marcia, riorganizzandosi in vari lobi distribuiti tra l’area canadese e la regione russa-scandinava.Un lobo più consistente, con un vortice depressionario stimato sotto i 982 hpa, dal nord dell’Alaska entro il weekend si allontanerà sopra le isole dell’artico canadese, dove apporterà una nuova fase di maltempo con un brusco raffreddamento e le prime nevicate a bassa quota sulle isole più settentrionali dell’Artico canadese. Un altro vortice depressionario, a carattere freddo, con un minimo barico sotto i 990 hpa a livello del mare, si svilupperà sul mare di Barents, poco a nord delle coste del Finnmarks, a seguito di una avvezione di vorticità positiva che si approfondirà in loco, pilotando correnti d’aria fredda, di origini artico marittime, in direzione della Norvegia centro-settentrionale, dove entro il fine settimana si verificheranno le prime nevicate post estive sui rilievi, a quote di bassa montagna.
