Secondo l’ultimo studio del Ministero dell’Ambiente del Brasile e dell’università Federale di Pernambuco, la nazione, negli ultimi 50 anni, ha perso l’80% della barriera corallina lungo i 3000 chilometri della costa nord-orientale. Secondo Beatrice Padovani, leader della ricerca, la cause sono da imputare all’inquinamento domestico, industriale e agricolo, nonché alla presenza di batteri patogeni; fattori che hanno aumentato l’accumulo di sedimenti che ha messo in ginocchio l’ambiente. Negli ultimi anni le coste brasiliane hanno subìto un incremento turistico, un’urbanizzazione sempre più densa e lo sfruttamento dell’agricoltura su larga scala. Ma non soltanto; hanno contribuito all aperdita nella regione l’estrazione di calce, che porta allo scarico di rifiuti non trattati, i fertilizzanti e le sostanze nutritive.
La distruzione della foresta pluviale atlantica ha portato inoltre un aumento dell’erosione e un elevato afflusso di sedimenti terrestri sugli scogli. Alcuni ricercatori della Universidade Federal da Paraiba, Ronaldo Francini-Filho e Fabiano Thompson, hanno trovato un collegamento delle malattie coralline all’elevata temperatura delle acque, oltre alle attività antropiche. Secondo gli scienziati, se la temperatura del mare dovesse continuare ad aumentare, questi ecosistemi potrebbero crollare nei prossimi 50 anni, o anche prima. Secondo il Reef Initiative Coral International (ICRI), il Brasile presenta sei principali aree di barriera corallina, con 18 specie di coralli duri, otto delle quali endemiche.
