Finito l’inverno australe sull’emisfero meridionale si cominciano a registrare i primi record di caldo della stagione, con l’avvento delle prime intense avvezioni calde fra il Sud-America, l’Africa australe e l’Australia, dove si sono misurati i primi over +40°. Dati più che clamorosi continuano questa incredibile tendenza al riscaldamento di molte terre emerse dell’emisfero australe. In questo pseudo inverno, ormai terminato dal punto di vista meteorologico, si sono sfondati i +39° +40° dal Sudafrica al Sudamerica e all’Australia. Sempre vicino ai +42° la Bolivia e anche in Brasile record di caldo assoluti sfiorati di un soffio, compreso quello della città di Teresina, già vicina ai 40 gradi. Temperature massime di oltre i +38° +40° si sono sfiorate anche in Paraguay, nell’arida regione del Chaco, e sul nord dell‘Argentina, dove l‘ultima parte dell‘inverno si sta presentando molto calda e secca, con valori fino a +35° +37°. Ma anche in Indonesia non si scherza con i +37° stabiliti a Makassar, capitale di Sulawesi. Solo nei giorni scorsi l’afflusso di masse d’aria molto calde e secche, di origine tropicale, dagli altopiani interni del Brasile verso la Bolivia, il Paraguay e il nord dell’Argentina, ha fatto impennare le temperature oltre la soglia dei +40°, con picchi di ben +41° +42° all’ombra. Questi over +40°, per il mese di Settembre, possono essere considerati dei valori veramente eccezionali, anche se vengono dopo un lungo inverno di grandi anomalie termiche positive in buona parte delle terre sud-americane. Addirittura non sono mancati pure i record.

Tra questi vanno citati i +42.3° di San Matias, in Bolivia, che vanno di oltre mezzo grado oltre il record assoluto di caldo della stazione, mentre Caceres, in Brasile, dopo aver stabilito una temperatura massima di oltre +41.7° all’ombra, sfiora il record di +42.0°, registrato nel lontano 1936. La situazione più critica, a causa del caldo e del prolungato periodo siccitoso, la si riscontra nel Brasile meridionale. Il Brasile sta affrontando l’inverno più afoso e arido degli ultimi 30 anni, che si è trasformato in un’autentica ”estate fuori epoca”, come riportano molti giornali brasiliani. Difatti, dopo decenni di rilevamenti e osservazioni, non si era mai visto un inverno cosi caldo e privo di precipitazioni nel Brasile meridionale e in buona parte degli stati centrali del paese sud-americano. Oltre ai problemi di salute provocati dalla bassa umidità dell’aria, il clima attuale ha provocato numerosi incendi e aggravato la siccità in svariate regioni, specialmente nelle zone già desertiche del nord-est. Il mese di Agosto è risultato uno dei più caldi in assoluto da quando esistono le rilevazioni. Secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali (INPE) è giustamente questa la regione più colpita, con ben 1.175 municipi da mesi sono in situazione di emergenza. Fino all’ultimo 30 Agosto, ci sono stati 28 mila roghi nell’area, il 180% in più dei 10 mila registrati nello stesso periodo dell’anno scorso. In tutto il Paese, invece, si sono avuti 74mila incendi: un aumento dell’84% rispetto allo stesso periodo del 2011. Un andamento meteo/climatico ormai insostenibile per un paese che sta sperimentando una grande crescita economica che lo piazza fra i nuovi stati emergenti. Di certo le ripercussioni economiche della siccità rischiano di costare caro al governo di Brasilia, che punta verso una crescita economica vigorosa.
Dal punto di vista teleconnettivo il mancato inverno negli stati del Brasile meridionale può essere imputato a due fattori principali che stanno determinando un autentico sconquasso climatico, già ben evidente nell’emisfero boreale e nelle zone continentali dell‘emisfero australe (deserti australiani, altoterre dell‘Africa australe, aree interne del Sud-America). Riguardo quello che sta accadendo in Brasile il ritorno di “El Nino”, su una posizione “West based” (più occidentale del previsto), e lo spostamento, verso il Brasile, del campo di pressione atmosferica medio-bassa proveniente dalla parte africana dell’oceano Atlantico. Tale situazione barica ha prodotto una sorta di blocco all’entrata dei fronti freddi provenienti da sud-ovest e da sud, impedendo l’avvento delle importanti precipitazioni invernali che solitamente in questo periodo si concentrano lungo la fascia costiera brasiliana, fino agli stati del Pernambuco e del Paraiba. Questa situazione barica di blocco, unita al notevole innalzamento dell’ITCZ oltre il Venezuela, ha permesso la formazione e il consolidamento di robusti anticicloni, con forti fenomeni di “Subsidenze atmosferiche” (moti discendenti in seno alla colonna d’aria), tra il Brasile centro-meridionale, l’est della Bolivia e il Paraguay, che hanno assicurato condizioni climatiche stabili, secche e molto calde per diverse settimane nel periodo invernale. Ora per capire se l’imminente primavera australe potrebbe riservarci bollenti sorprese bisogna seguire i movimenti dell’ITCZ quando comincerà la stagione umida. Se la stagione più calda, dopo il passaggio del sole allo “Zenit” (massima insolazione), coinciderà con la stagione secca si potranno registrate numerosi record di caldo.
